In preparazione alla Festa della Presentazione di Gesù al Tempio (2 febbraio)

Dalle Omelie del B. Cesare

Simeone, dopo aver preannunciato alla gloriosa Vergine le cose che dovevano avvenire al suo Figlio, soggiunse quanto sarebbe avvenuto a lei stessa: una spada avrebbe trapassata l’anima (Lc. 2,35). Il santo Giobbe, considerando che la vita dell’uomo non rimane mai nel medesimo stato, diceva rivolto a Dio: di gran mattino lo visiti e lo metti subito alla prova (Gb. 7,12). Ció si è adempito oggi nella Vergine. Simeone le aveva dato una felice e meravigliosa notizia, dicendo che il suo figlio sarebbe la luce delle Genti e la gloria del suo popolo Israele, ma ora le dá una notizia triste, soggiungendo che la spada della passione del figlio trafiggerá la sua anima. Ma quale notizia piú dura di questa si potrebbe dare: la spada di dolore trapasserá l’anima tua?… Il coltello di cui parliamo è quello della passione dell’Uomo-Dio che trafiggerá l’anima della Madre e toglierá la vita al figlio. Infatti tutti i dolori che Gesú Cristo soffrí nella sua carne, inondarono l’anima della Vergine Santa; ed il dolore di lei fu cosí grande che mai alcun martire soffrí tanto nel suo corpo quanto Maria nella sua anima durante la passione del suo Figlio… I martiri soffrivano con pena corporale invece Maria nell’anima; quelli soffrivano per la fede e per il premio eterno, Maria per puro amore e quindi ha sofferto piú di tutti. Non vi è stato alcun martire che abbia tanto amato il suo corpo e la sua vita, quanto Maria ha amato la vita e la persona del suo Figlio, ed è ben noto che dove piú forte è l’amore tanto piú profondo è il dolore. Ecco il coltello che ha trafitto l’anima della Vergine Madre: la passione dell’innocente suo Figlio. Tutto ella soffrí senza consolazione e conforto; poiché come il Figlio nella sua passione fu abbandonato dal Padre; cosí Maria nel suo dolore fu abbandonata dal Figlio. Impegnamoci a ricavare questo frutto dal Vangelo, che essendo venuto al mondo il Figlio di Dio per la rovina e la resurrezione di molti, sia la rovina e distruzione dei nostri vizi, e sia la resurrezione e vita delle virtú. Questo segno di salvezza sia per noi un segno di imitazione, affinché avendo imitato Gesú Cristo nell’umiltá, nella purezza e nella caritá in vita, possiamo entrare ad aver parte della sua gloria nel possesso dei beni eterni. Amen. Omelie sopra i vangeli dell’anno, vol. I, 76-79.

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