Notiziario: Settembre 2009

Carissimi,
con qualche giorno di anticipo, poiché sono in partenza per il Burundi, vi invio il Notiziario di settembre. In questo numero troviamo una testimonianza raccolta da p. Larme dopo la morte del Beato; in “dicono di lui” troviamo la stima e l’amicizia fra il Beato e Pierre de Berulle, fondatore dell’Oratorio in Francia; continua il commento al “Padre nostro”, riguardante “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”; infine, nella storia di famiglia, riportiamo la Seconda lettura dell’Ufficio delle Letture del Breviario per il 2 settembre, memoria liturgica dei Beati Martiri Dottrinari Claudio ed Eustachio.
Un caro saluto.

P. Sergio La Pegna

Dalla biografia del B. Cesare

L’austerità e la santità di vita di p. Cesare cresceva talmente che non solo si divulgava per tutto il Contado, ma ancora per tutta la Provenza, la Linguadoca ed ancora fino a Lione, fino al punto che gli Arcivescovi, i Vescovi e i Signori lo avevano in grande stima per la sua devozione, austerità di vita e per i discorsi spirituali e amavano molto stare in compagnia con lui. Fra loro l’Arcivescovo di Aix Mons. Canigiani, persona devotissima e riformatore della sua Chiesa che, conoscendo lo zelo e lo spirito di Dio che abitava in Cesare, desiderava averlo sempre con sé.
Dalle testimonianze raccolte da p. Larme, subito dopo la morte di p. Cesare
Positio p. 149

Dicono di lui

Pierre de Berulle, elemosiniere di Enrico IV e futuro cardinale, si recò ad Avignone per visitare il p. Cesare. Voleva creare in Francia l’Oratorio, così come Filippo Neri aveva fatto a Roma. Per realizzare questo progetto, si rivolge a s. Francesco di Sales ed al B. Cesare. Questi gli disse: “Né a me né ad altri Dio affida il compito di iniziare l’Oratorio, ma a voi”. Il che avvenne nel 1611. Pietro de Berulle inventa uno strumento capace di una vera riforma del Clero: una comunità sacerdotale incentrata sul servizio apostolico. Fermissima la consacrazione a Dio nel celibato, Berulle non chiede altri voti al prete, perché il solo essere prete nella Chiesa già conduce alla santità più alta. Ispirandosi a S. Carlo, vuole che i suoi preti siano per i Vescovi ciò che i gesuiti erano per il Papa.

Dagli scritti del B. Cesare: “Sulla preghiera del Padre nostro”

I Santi che conoscevano l’importanza della realizzazione della volontà di Dio, con grande affetto gli domandavano quanto è contenuto in questa richiesta. Pregava Sant’Agostino “Dammi, o Signore, quel che comandi, e comanda quello che vuoi“.

San Macario faceva lo stesso e diceva ai suoi religiosi che nella preghiera non bisognava usare troppe parole inutili, ma stendere soltanto le mani verso Dio e dirgli: “Signore, si faccia come tu vuoi e come a te piace: abbi pietà di me“.

Si dice che Gesù un giorno esortò una donna molto devota che gli rivolgesse solo questa preghiera: “Mio Dio, sia fatta la tua volontà”.

E per dimostrare quanto gli era gradito questo modo di pregare, a un frate che, pregando, gli diceva: “Signore, dammi quello che a te piace”, gli ha risposto: “Con questa tua rassegnazione tu mi preghi con più grande efficacia di quanto non abbia mai fatto prima, sia con le parole che con le opere. Devi sapere che io abito in tutti quelli che conformano la loro volontà alla mia.

Volendo imitare questi esempi, anche noi diremo spesso e con devozione: “Sia fatta la tua volontà“. Riflettiamo però: quando noi diciamo a Dio: “Sia fatta la tua volontà”, non intendiamo la volontà di Dio che si chiama di “beneplacito” (= il principio supremo che guida l’intera vita degli esseri umani), che è sempre fatta, si voglia o non si voglia, perché i consigli di Dio non possono cambiare: “…Io che dico: “Il mio piano resta valido, io compirò ogni mia volontà” (Is. 4,10). Per cui se noi non facciamo la volontà che Dio ci ha manifestato nei suoi comandamenti, non possiamo evitare la volontà del suo beneplacito, che è di essere castigati secondo le nostre colpe…

Quando noi facciamo questa invocazione “sia fatta la tua volontà“, noi pregando, assicuriamo di essere disposti a soffrire ogni sorta di dolore pur di non andare contro la volontà di Dio. Così hanno agito i Santi , i quali hanno preferito sopportare ogni genere di tormenti, piuttosto che allontanarsi anche minimamente dalla volontà di Dio e disobbedire ai suoi comandamenti.

Basta pensare a Santa Lucia, che rifiutò di lasciarsi convincere dalle promesse e dalle minacce del giudice, che voleva costringerla a sacrificare agli idoli. Lei, ferma nella sua fede, gli rispose con determinazione: “Osserva pure, o Pascasio, la legge del tuo imperatore, e io osserverò la legge del mio Dio. Tu temi l’imperatore e i suoi sostituti, io temo Dio solo. Tu vuoi obbedire agli uomini, io voglio obbedire a Dio. Tu cerchi di piacere agli uomini, io ti scontento, perché non desidero altro che di piacere al mio Creatore e Redentore. Adesso fai pure quello che più ti piace. Io non ho altra preoccupazione che di fare la volontà del mio Dio, anche contro tutte le armi dei romani e malgrado tutte le forze dell’inferno”. Santa Lucia parlava a ragione così, perchè lo Spirito Santo dice “maledetto chi devia dai tuoi decreti” (Sal. 119,21).

Dalla “Storia di Famiglia”: i Beati Martiri Dottrinari

Dal proprio della Liturgia delle Ore della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana in onore dei Beati Claudio Bochot ed Eustachio Felix, pubblicato il 14 giugno 1928
Uomini di Dio per dottrina e pietà

La Rivoluzione francese, scoppiata verso la fine del diciottesimo secolo, tutto sconvolse, sacro e profano, e inveì non solo contro il Re ed i nobili, ma principalmente, contro la Chiesa e i suoi ministri. Infatti, uomini perversi, dopo aver conquistato in modo violento il potere, sotto l’influsso di idee filosofiche e covando un odio furioso contro la Chiesa, si sforzarono, con ogni mezzo, di eliminare totalmente il nome cristiano. Pertanto, contro vescovi, sacerdoti e religiosi che rifiutarono le leggi ingiuste e difendevano strenuamente la fede cattolica, scoppiò una vera persecuzione che sembrò rinnovare i tempi delle antiche persecuzioni, così che la Chiesa, sposa immacolata di Dio, rifulse di una nuova e gloriosa corona di martiri.

All’inizio del mese di settembre del 1792, nel Convento dei Carmelitani di Parigi avvenne una orrenda ed esecrabile strage. Qui con santo e nobile sangue, coronarono con il martirio coloro che, uccisi in odio alla fede, possono essere chiamati veramente e solennemente invitti eroi di Cristo.

In questo massacro, assieme a tre vescovi, morirono diversi sacerdoti sia secolari che regolari ed altri fedeli illustri. È manifesto che tutti costoro furono uccisi in odio alla fede. Tra questi invitti testimoni della fede sono da annoverarsi Claudio Bochot ed Eustachio Felix, membri della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana. Ambedue furono di singolare virtù sia per la vita religiosa che per l’umiltà e la carità. Ciò lo si deduce facilmente dall’assiduo impegno nel ministero sacro e nell’insegnamento scolastico nelle scuole cristiane. Prima di essere arrestati, consentirono a tutti gli altri confratelli della comunità di fuggire, onde salvarsi dalla ferocia nemica e poi si consegnarono ai rivoltosi. Imprigionati, vennero condotti nel Seminario “S. Firmino”. Qui, poco dopo, e precisamente il 3 settembre 1792, insieme agli altri detenuti, dopo aver ricevuto il sacramento della Confessione, pregando e perdonando i persecutori, vittoriosi con il proprio sangue, come primizie sono stati coronati con il martirio.

Orazione

O Dio onnipotente ed eterno,
che hai dato ai beati Claudio ed Eustachio,
presbiteri e martiri,
la grazia di combattere per la tua Parola
fino al martirio,
concedi anche a noi, per la loro intercessione,
che, fortificati dalla forza dello Spirito Santo,
sappiamo essere testimoni del Vangelo di Cristo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.

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