Notiziario: Ottobre 2010

Carissimi, in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il relativo commento del B. Cesare, riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo nella XXVIII Domenica del Tempo Ordinario, il 10 ottobre. Per la storia di famiglia, in questo mese dedicato alla B. V. del Rosario, riportiamo alcuni cenni sulla spiritualità mariana del Beato Cesare. Da questo numero inizia anche una nuova rubrica: “Vita di Famiglia Dottrinaria”, gestito dalle famiglie che desiderano condividere la spiritualità ed il carisma della Congregazione. In questo numero riportiamo una breve cronaca dell’incontro avvenuto in agosto ed il “Foglio di identità”. Chiunque desidera più informazioni su questa realtà nascente, può rivolgersi ai Coordinatori. Un caro saluto.  
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO  LUCA (17, 11-19)

Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va’; la tua fede ti ha salvato!».

Dagli scritti del B. Cesare

Strada facendo e stando il Signore sul punto di entrare in un villaggio, gli andarono incontro dieci lebbrosi. Costoro però non avrebbero avuto la felicità di incontrarlo se Lui non li avesse prevenuti con la sua grazia. Infatti la bontà e misericordia di questo amorevolissimo Signore previene le sue creature; se non fosse Lui il primo a venire a noi, noi non andremmo mai a Lui. Chi è caduto nella colpa non si rialzerebbe, se Lui per primo non gli allungasse la mano, potendo l’uomo perdersi a causa della propria malizia, ma non salvarsi senza l’aiuto divino. Cosa sarebbe diventato Davide quando ordinò l’uccisione dell’innocente Uria, dopo di avergli rubato la moglie, se Dio per mezzo del profeta Natan non lo avesse ammonito per il doppio crimine? Quale fine sarebbe stata quella di San Pietro, se dopo di avere rinnegato per tre volte il suo divin Maestro, non fosse stato spinto da quella occhiata amorosa di Gesù Cristo a piangere il suo peccato? Che sarebbe di me, e di molti di voi, e di tutti i peccatori del mondo, se Dio non ci illuminasse per non cadere in peccato; e se caduti non ci allungasse la mano per risorgere alla sua grazia?
E che cosa fecero i lebbrosi, veduto Gesù Cristo? Il Vangelo ci dice che si fermarono a distanza per il rispetto che avevano verso questo divin Signore, vergo¬gnandosi della loro impurità, e temendo di essergli ripugnanti come agli altri uomini, perché la legge ordinava che i lebbrosi si tenessero lontani dagli altri uomini, per non infettarli. Però non osando avvicinarsi, alzarono la loro voce dicendo: “Gesù Maestro, abbi pietà di noi”. In questa breve e santa preghiera spicca la carità dei lebbrosi, i quali non pregavano per il loro particolare beneficio, ma per il beneficio comune, considerando ciascuno come suo proprio il bene o il male degli altri. Per questo nessuno di loro dice: “abbi pietà di me”, ma dicono tutti assieme: “abbi pietà di noi”.
In questa breve e santa preghiera, i lebbrosi confessano la bontà di Gesù Cristo, l’onnipotenza e la propria necessità. Lo chiamano Gesù, confessando che Lui è il vero e unico Salvatore. Lo chiamano Maestro, riconoscendo che  aveva ogni potere e la più buona volontà, perciò pieni di questa fede che Lui possa e voglia, gli chiedono la guarigione: “abbi pietà di noi”. Compiangendo il loro stato infelice, e soddisfatto della loro fede, Gesù Cristo rispose loro: “andate e presentatevi ai sacerdoti”. Mentre andavano furono guariti. Ci assicura l’evangelista che Gesù appena li ha visti, li ha mandati dai sacerdoti. Quanto meraviglioso e quanto potente fu quello sguardo divino.
Leggiamo nel Vangelo che dei dieci lebbrosi guariti uno solo, che era Samaritano, accortosi di essere  stato guarito, tornò indietro glorificando Dio ad alta voce, e “si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo”. L’Evangelista osserva in quest’uomo quattro cose,  dalle quali possiamo noi facilmente conoscere, se siamo liberi dalla lebbra del peccato. La prima; ritorna indietro; la seconda: glorifica Dio ad alta voce; la terza: si prostra con la faccia a terra; la quarta: rende grazie al benefattore.
Ora siamo noi ritornati là da dove siamo partiti? Noi siamo partiti dall’innocenza al peccato, dalla virtù al vizio; vediamo ora se siamo ritornati dal peccato alla virtù, dalla superbia all’umiltà, dal piacere alla penitenza. Vedia¬mo se dal mondo siamo ritornati a Dio. Vediamo se in riconoscenza dei benefici ricevuti noi diciamo con il Profeta: “canterò in eterno le divine misericordie, benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode” (Sal 33, 2).

Dalla “Storia di Famiglia”: p. Cesare e Maria

Grande è stata la devozione di p. Cesare verso la Madonna. Egli stesso nella sua autobiografia afferma che ricevette dal Signore questa devozione sin da quando era ragazzo, in particolare verso la Vergine Immacolata. Maria, nei suoi scritti, è vista come la Madre della misericordia, che intercede per noi pellegrini sulla terra e bisognosi continuamente del perdono di Dio e come la Madre Addolorata che ha sofferto piú di qualsiasi martire partecipando alla passione del Figlio suo amato. Maria veniva da lui venerata in modo particolare con la recita del Rosario. In una confidenza fatta al Padre Larme, che lo assistette nell’ultima sua malattia, e raccolta dal Padre Marcel, suo biografo, il Beato disse di aver recitato “almeno ventimila volte il rosario nel corso dei 14 anni di cecità progressiva”. Una recita non certo meccanica o abitudinaria se agli altri suggeriva di recitarlo con grande devozione. Durante la forzata inattività che lo costrinse a letto per alcune settimane, il beato Cesare ovviò al pericolo dell’ozio, trascorrendo il tempo a “fabbricare rosari”. Ristabilitosi dalla malattia, ma non essendo ancora in grado di riprendere gli impegni a causa della persistente debolezza, perseverò in quell’opera, andando lui stesso per i campi a raccogliere il tipo di legno adatto per intrecciare rosari. Scrive Marcel: ”Il Beato ha potuto così introdurre la pratica del rosario a Cavaillon, sua città natale, offrendo l’opportunità a molti ecclesiastici di portarlo alla cintura e a molti laici di averlo con sé”. A tale scopo poi, non solo donava tutti i rosari da lui confezionati, ma insegnava anche il modo di recitarlo. A chi si vantava di aver ricevuto la corona da lui fabbricata, con stile inconfondibile dell’umile discepolo di Cristo, suggeriva di “di non vantarsi tanto di quel fatto, quanto piuttosto di recitarlo con devozione”.

Preghiera a Maria del B. Cesare

O Vergine splendente di gloria, per la tua profonda umiltà hai avvicinato a noi il cielo e hai fatto sì che il Dio altissimo venisse in mezzo a noi.
O Immacolata, il Re dei re, abbagliato dalla tua bellezza, ti ha predestinata, tra tutte le donne, ad essere madre del Figlio suo; Egli ti ha resa degna dimora del paradiso e tempio della sua gloria. A te ci rivolgiamo con tutto l’affetto del nostro cuore: fa’ che il tuo e nostro Dio rimanga sempre in noi con la sua grazia affinché le tenebre del peccato abbiano mai ad offuscare il nostro spirito.
O gran Madre di Dio, che la tua umile preghiera, tanto gradita a Dio,ci ottenga il perdono delle nostre miserie, e che il tuo amore elimini da noi ogni traccia di male.
O Maria, Stella del mare, fa’ che non smarriamo mai la strada del bene! O Madre di misericordia, abbi pietà di noi.. O Maria, fa’ che un giorno possiamo prender parte alla gloria e alla felicità di Gesù che da te volle nascere e con noi volle condividere infermità e fatiche. Amen.

“Vita di Famiglia Dottrinaria”: “Il Movimento Famigliare Dottrinario”

Premessa
Nella settimana dal 9 al 16 agosto, presso la casa di accoglienza del convento delle Sorelle Povere di S.Chiara a S. Severino Marche, si sono riunite circa 15 famiglie provenienti dalle comunità dottrinarie di Vigevano, Torino e Roma per una 3 giorni di riflessione e condivisione in continuità con l’incontro dell’anno precedente tenutosi a Varallo. In quell’occasione era emerso il desiderio di molti laici appartenenti o vicini alla realtà dottrinaria, di riconoscersi e di vivere la spiritualità dottrinaria del fondatore, il Beato Cesare de Bus, in un modo più profondo, concreto e visibile.
Nell’incontro di San Severino Marche si è voluto verificare se fossero maturi i tempi per arrivare a qualcosa di più concreto e di più strutturato. Il fatto che in questa occasione i presenti fossero tutte famiglie ci ha spinto ad orientare la nostra riflessione proprio in questo senso, oltre al fatto che si ritiene la famiglia come il centro vitale, strutturale, educativo e formativo della società. Da quest’ultima affermazione crediamo sia importante partire per motivare l’orientamento dell’incontro e di ciò che ne è nato.
Si è ritenuto importante partire dalla realtà famiglia per tutta una serie di motivi che non stiamo a snocciolare ma che possiamo sintetizzare in alcuni punti:
- Famiglia come cellula della società moderna, nonostante i vari attacchi a cui è costantemente sottoposta;
- Famiglia come centro educativo-formativo fondamentale;
- Riscoperta della famiglia come chiesa domestica;
- Famiglia come primo centro catechistico;
Identità
Il riconoscersi dei presenti in questi punti fondamentali, il legame con la comunità dei Padri della Dottrina Cristiana e il desiderio di vivere con maggior comunione e profondità la spiritualità del Fondatore ha portato a voler concretizzare e a rendere maggiormente evidente la presenza di questa realtà con la costituzione di un “movimento famigliare dottrinario” (per il momento direi che potremo definirlo così) che si costituisce strutturalmente e si riconosce nel seguente documento di identità provvisorio:
- Il “movimento famigliare dottrinario” è rappresentato da famiglie e coppie che in qualche modo conoscono, condividono, vivono e riconoscono la spiritualità del fondatore della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana, il Beato Cesare de Bus;
- Gli appartenenti o simpatizzanti al movimento condividono e cercano di vivere nel loro quotidiano i quattro punti seguenti proposti, ispirati alla spiritualità del Beato Cesare: 
a. Centralità della Parola di Dio: la Parola è riconosciuta dal “Movimento” come nutrimento della vita cristiana e soprattutto della vita famigliare. Si cercheranno le forme, le modalità di realizzazione di questo punto a seconda della realtà e del contesto in cui gli appartenenti si troveranno. In generale si propone di meditare e condividere almeno la Parola della domenica, riconoscendo in tal modo anche la centralità e il profondo legame con il secondo punto e confrontandosi almeno mensilmente con i testi/commenti del Beato Cesare;
b. l’Eucarestia: le famiglie/coppie del movimento riconoscono la centralità e l’importanza di questo sacramento cercando di vivere con profondità almeno l’eucarestia domenicale, momento vitale e di comunione spirituale tra i vari membri;
c. Maria: il movimento si affida e si consacra a Maria, Madre di Cristo, riconoscendola come Madre e come Regina della Famiglia. Per questo motivo si propone ai membri di dare spazio ed importanza alla preghiera del Santo Rosario, sia a livello personale che a livello famigliare e locale.  Ad esempio in alcune realtà locali le famiglie si riuniscono settimanalmente per la preghiera del Santo Rosario;
d. Il Servizio “catechistico”: la famiglia non può ripiegarsi su sé stessa. Alla luce dei punti precedenti nasce spontaneo l’impegno della famiglia nella vita sociale e comunitaria a sostengo della famiglia. In particolare si propone, compatibilmente con gli impegni che la vita famigliare richiede, l’impegno nella propria realtà parrocchiale (ancor meglio se dottrinaria), soprattutto a  sostegno della catechesi nelle forme e nei modi che ogni realtà riterrà più idonea, principalmente a sostegno della famiglia e sempre tenendo ben presente la centralità di quest’ultima nell’educazione e formazione cristiana.
e. Beato Cesare: il Fondatore è patrono del “Movimento”. Alla sua spiritualità si ispirano le famiglie aderenti. Sembra giusto quindi che quotidianamente il Beato venga ricordato nella preghiera personale e comunitaria anche attraverso la seguente invocazione:
O Beato Padre Cesare,
che ti sei adoperato con zelo ed amore ardente
nell’aiutare i fratelli bisognosi
e nell’istruirli nei misteri della religione cristiana,
fa che anche noi, a tua imitazione,
possiamo esercitare nel nostro ambiente
la carità e l’istruzione cristiana
con l’esempio e con la parola,
per ottenere da Dio la nostra e la loro santificazione. Amen.

  In attesa magari di crearne una propria per il movimento.
Proposte
Il movimento famigliare dottrinario nell’incontro di San Severino Marche ha ritenuto opportuno darsi una struttura visibile eleggendo un direttivo costituito da due laici e un assistente spirituale. In particolare in questo anno sociale 2010/2011 il direttivo risulta formato da Garzia Antonio (Vigevano), Bonelli Gianluca (Vigevano) e P.Sergio La Pegna (Roma) in qualità di assistente spirituale.
In questo anno sociale 2010/11 ci si propone di diffondere tra le varie comunità dottrinarie italiane il foglio di identità del movimento (anche con visite su richiesta del direttivo) e di testare l’interesse verso questa nuova realtà da parte delle stesse. Ci si propone inoltre, laddove si riscontrasse un interesse a livello locale, di individuare referenti che possano interagire con il direttivo e magari, a inizio 2011, potersi incontrare con lo stesso per uno scambio di opinioni e riflessioni.
A livello nazionale si proporrà un incontro dei membri/simpatizzanti in agosto 2011.

Per comunicazioni scrivere a: Postulazione dei Padri Dottrinari via S. Maria in Monticelli, 28 – 00186 ROMA oppure email: sergio.lapegna@tiscali.it

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