Notiziario: Ottobre 2009

Carissimi,
iniziamo un nuovo anno pastorale ed il nostro Notiziario cambia un po’ struttura. In seguito all’incontro tenuto a Varallo Sesia (VC) con un gruppo di laici molto vicino alla Congregazione, si è pensato di far sì che il Notiziario, oltre ad essere un’occasione per conoscere meglio il B. Cesare e la sua Congregazione, possa divenire anche un punto di collegamento per pregare insieme sulla Parola di Dio, accompagnati dal B. Cesare. Per questo motivo, ogni mese, proporremo sia un brano della Parola di Dio domenicale su cui pregare, meditare e condividere, sia un commento del B. Cesare sullo stesso brano. In questo numero troviamo il brano del Vangelo della XVIII Domenica del Tempo Ordinario ed il commento del B. Cesare. Per la storia di famiglia riportiamo cenni sulla vita di p. Antonio Suret, dottrinario francese.
Buon anno pastorale.
P. Sergio La Pegna

10,17-27 17 In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna? ”. 18 Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. 19 Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”.

20 Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. 21 Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. 22 Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

23 Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono, entrare nel regno di Dio! ”. 24 I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. 26 Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato? ”. 27 Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile presso gli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”.

Dagli scritti del B. Cesare

“Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna”.

Io vorrei che queste parole fossero spesso sulle nostre labbra, e risuonassero spesso alle nostre orecchie. Cioè vorrei che spesso si parlasse nelle nostre conversazioni delle cose che dobbiamo fare per ereditare la vita eterna, per ottenere la salvezza delle nostre anime. E’ questo il principale nostro problema, e tutti gli altri al confronto di questo, hanno poca o nessuna importanza.

Ogni uomo di qualunque condizione lui sia, ha motivo di chiedere: che devo fare per ereditare la vita eterna? Risponderò brevemente a tutti.

Governanti dei popoli, onorate Dio, fate la giustizia e difendete i vostri sudditi;
pastori di anime, impiegate la vostra salute e la stessa vita per la salvezza del vostro gregge e pascetelo con sana dottrina e con buoni esempi;
giudici, amate la giustizia e badate che il vostro giudizio non sia guastato dal timore, dai regali, dall’odio e da altra passione;
negozianti, trafficate onestamente, usando il giusto peso e la giusta misura, non vendete una cosa per un’altra, non mescolate le cose guaste con le buone, non esigete di più dai forestieri che dai compaesani, più dai fanciulli che dagli adulti, più a credito che in contante;
mariti, custodite la castità e amate le vostre mogli, come Cristo amò la sua Chiesa; e voi, o mogli, obbedite ai vostri mariti, e educate i vostri figli nel timore di Dio;
ricchi, soccorrete i poveri e fatevi di loro con il vostro superfluo degli amici di Dio;
e voi poveri, siate pazienti nelle vostre privazioni, senza mormorare, senza disperarvi, sapendo che la vostra povertà vi aprirà il regno dei cieli: “beati i poveri”.

Ecco dunque, o cristiani, quello che ci è imposto di fare per guadagnarci il Paradiso. La Verità stessa ce lo insegna: “Amerai il Signore, tuo Dio”. Gesù aveva ragione quando ci disse che il suo giogo è dolce e il suo peso leggero.

Non è sufficiente amare Dio, è necessario amarlo nel modo che sia degno di lui, che è appunto quello  espresso nella legge e insegnato dai dottori. Dio vuole essere amato con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le forze, con tutta la mente. Dio vuole il nostro cuore, lo vuole tutto e vuole essere lui solo a riempirlo, perché solo così sarà padrone di tutte le opere da lui compiute.

Noi dimostriamo di amare il prossimo quando gli diamo buoni consigli, lo sopportiamo nei suoi difetti, gli perdoniamo volentieri le offese che ci ha fatto e lo edifichiamo con il nostro esempio. Noi siamo tenuti a tanto, per poter dire che la vera carità si trova in noi.

Amate, dunque, o cristiani,  il vostro Dio con tutto il cuore e amate il vostro prossimo come voi stessi, e così facendo adempirete perfettamente la legge, ed erediterete la vita eterna, che ardentemente desidero per voi.

Dalla “Storia di Famiglia”: P. Antonio Suret, fedele alla Chiesa e alla catechesi

Nacque a Cabriéres (Nimes) il 27 settembre 1693. A 17 anni lo troviamo in Congregazione, probabilmente dopo aver studiato in una scuola retta dai Padri a Nimes sin dal 1666. Dopo aver insegnato nelle classi inferiori, rimase lungamente ad Aix come professore di filosofia e parroco. Poi passò a Mende in Seminario come Direttore, professore di Teologia e, infine come Rettore. Nel Capitolo Generale del 1750, tenuto a Parigi, fu eletto Superiore Generale e fu ancora riconfermato all’unanimità in quello successivo del 1756. In questi anni si mostrò per tutti i confratelli come un padre, amico e maestro. Esempio ne sono le lettere che scrisse a tutti i religiosi, nelle quali emerge la sua erudizione. In queste lettere il p. Suret punta molto sulla formazione e preparazione sia scientifica che spirituale dei Dottrinari. In una di queste si legge: «Desiderando noi che i nostri giovani Dottrinari si applichino per tempo e seriamente alla lettura delle Sacre Scritture, è nostra intenzione che li facciano senza pregiudizio dell’attenzione, di cui sono debitori alle lettere umane, allo studio dell’eloquenza, della poesia, della Filosofia, della Matematica, che sono incaricati di insegnare. Per adempiere ogni giustizia, dividano il loro tempo tra lo studio della Religione e quello delle altre Scienze; nelle une e nelle altre scienze prendano per modelli i SS. Padri Agostino, Girolamo, Basilio…». Ma sempre da buoni Dottrinari devono «leggere quotidianamente la Sacra Scrittura con umiltà di cuore, purezza di spirito e desiderio di vivere le verità contenute nei Libri Santi…in modo che, dopo essersi distinti con la qualità del loro insegnamento, si faranno onore nella Chiesa con buoni Catechismi, con istruzioni di edificazione molto raccomandate nella nostra Congregazione e così riempiranno l’idea che rappresenta il nome di Dottrinari che da essi viene portato».

Parlando dei Superiori afferma: «È essenziale per la nostra Congregazione di essere governati da Superiori che conoscano le Regole, le amino, le rispettino ed abbiano lo spirito di farle amare e praticare, in essi si scorga una grandezza d’animo che faccia loro dimenticare i loro interessi per non occuparsi che degli interessi comuni. Tra di noi i Superiori non sono perpetui: tutti si cambiano dopo il tempo prescritto. Quest’uso è stato introdotto per mantenerli nell’umiltà, per ammaestrarli a non ambire posti di così corta durata e a comportarsi sempre con una moderazione piena di dolcezza, di carità e cercando sempre di fare il bene». Cercò di preservare la Congregazione dalle novità giansenistiche invitando, nelle sue lettere e mediante le visite, i confratelli a rimanere fedeli a Gesù Cristo e alla Chiesa.

Il 16 febbraio del 1760 p. Suret fu colpito da un attacco apoplettico che lo rese quasi inabile. Partecipò ancora come Generale al Capitolo del 1762, nel quale venne eletto p. Giovanni Reinald. In quel Capitolo chiese di ritirarsi nella propria Provincia e fu destinato ad Avignone dove morì il 27 novembre 1763, a 70 anni, nella Casa e Chiesa di S. Giovanni il Vecchio, che custodiva il corpo del Padre Fondatore.

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