Notiziario: Novembre 2011

Carissimi,
in questo numero, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il commento del B. Cesare riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo il 20 novembre, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo.
Per la storia di famiglia, riportiamo la seconda parte del racconto dell’unione dei Dottrinari di Francia con la Congregazione fondata da p. Romanelli.
Per il Movimento Familiare Dottrinario, riportiamo la Bozza del Foglio di Identità del Movimento Familiare Dottrinario.
Un caro saluto.  
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO  MATTEO (25,31-46)

31Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». 37Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». 40E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». 44Anch’essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». 45Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me». 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

DAGLI SCRITTI DEL B. CESARE

Gesù Re dirà: “Venite, benedetti dal Padre mio”. E chi sono i benedetti a cui fa riferimento Gesù? Sono coloro che, in questo mondo ha chiamato alla povertà di spirito, al pianto, alla fame o sete della giustizia, alle persecuzioni. A questi dirà: “Venite al possesso delle ricchezze, al premio, alla gioia, al riposo, alla sicurezza”. Venite, voi, Apostoli, che tutto avete lasciato e, come pellegrini, avete percorso il mondo per annunciare la Parola evangelica, e possedete il Regno a voi promesso. Venite, o martiri generosi, che rinunziando a voi stessi ed abbracciando la croce, avete camminato per le vie difficili e dure e per l’amore che ardeva nei vostri cuori, avete sofferto lapidati, flagellati e messi a morte e ricevete la corona della vostra vittoria! Venite, voi tutti miei eletti, che avete vissuto nell’osservanza dei divini comandamenti e ricevete l’eterna ricompensa a voi preparata. Poiché, continua Gesù, “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere… Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. Come se dicessero per ammirazione: Tu sei quello che nutri ogni uomo e che non hai bisogno dei nostri beni, Tu che sei il Re e Signore degli Angeli, di quale cibo potevi essere da noi nutrito? In tale ammirazione, i giusti mostreranno la loro umiltà e si dichiareranno dimentichi delle buone opere da essi fatte. I giusti, meravigliati, diranno: “Quando ti abbiamo visto assetato?”. E sentiranno rispondere: “Ogni volta che avete fatto qualcosa per uno di questi fratelli più piccoli, l’avete fatta per me!”. Vedete, o cristiani direttissimi, in quale rango e stima Egli ha i poveri! Non dice: l’avete fatto ai miei, o amici o fratelli, ma a me stesso. Ecco perché Abramo aspettava i poveri per strada e li conduceva in casa sua per rifocillarli. Ecco perché S. Giovanni, Vescovo d’Alessandria, li chiamava suoi signori. Ecco perché altri Santi spogliavano se stessi per rivestirli. Amiamo i poveri, come Gesù li ha amati. Condividiamo con loro i nostri beni, come Dio ha condiviso con noi i suoi. Diamo loro del pane in questo esilio terreno e Dio darà a noi il pane degli Angeli. Diamo loro da bere e Dio ci abbevererà nel torrente delle sue delizie. Copriamoli con le nostre vesti e Dio coprirà noi d’un abito di splendore e di gloria nella sua casa!

Dalla “Storia di Famiglia”: Gli inizi dell’opera di p. Romanelli

Il 2 dicembre 1617 si erano riuniti in Laurito, paese che allora apparteneva alla Diocesi di Capaccio, il sacerdote Gianfilippo Romanelli ed altri due prelati napoletani: Andrea Brancassio e Pompeo Manforte. Afferma l’atto di fondazione che essi avevano l’intento di “fondare, costruire ed edificare un Convento sotto il titolo della Dottrina Cristiana in un fondo dell’Unità di Laurito; che siano tenuti ad assistere alla confessione sacramentale…; alla scuola per dare gratis lezione di grammatica ai figlioli dei contadini”. L’aumento di case e membri porta, forse problemi di strutturazione e di organizzazione, il Fondatore, p. Romanelli, ad inviare varie suppliche al Papa Innocenzo X (1644-1655) per ottenere l’unione della sua Congregazione “con qualche Religione, ad elezione del Papa”. Questo è un elemento importante da tenere conto: p. Romanelli stesso desidera l’unione con qualche altro Istituto; cosa che, purtroppo, non vedrà realizzarsi in quanto morirà prima dell’unione..
Un tentativo di unione si avrà fra la Congregazione napoletana della Dottrina Cristiana e quella di Roma. Il 10 marzo 1667, Papa Alessandro VII emana un  Breve dall’incipit “Sollecitudo  Pastoralis”, con il quale conferma l’unione delle due Congregazioni napoletana e romana, “fatta per strumento pubblico e confermata dal Cardinale Protettore”. Tale documento pontificio, nella parte espositiva, riporta per esteso due atti notarili: uno del 2 luglio 1666 che dichiara che a Napoli si sono incontrati tre padri e tre fratelli laici, rappresentanti della Congregazione napoletana che dichiararono che il 7 dicembre 1659 era stata fatta l’unione e l’incorporazione della sopradetta Congregazione con quella di Roma; a testimonianza di questo fatto vi è l’altro atto notarile steso a Roma il 7 dicembre 1659, secondo il quale il Superiore Generale Giacomo Novelli, il Procuratore Generale, Marcantonio Scaramuccia e i definitori Battista Olivigno e Antonio Cappone della Congregazione della Dottrina Cristiana di Roma in S. Agata in Trastevere ed il Rev.do Antonio Montachila, canonico della Cattedrale di Napoli, costituito Procuratore della Congregazione napoletana, firmavano la convenzione di unione delle due Congregazioni, costituendo due province ecclesiastiche: napoletana e romana. Il Sommo Pontefice conferma l’unione a seguito dell’approvazione del Cardinale Vicario, Protettore, del quale stranamente non viene riportato il nome. Questa unione non si realizzò mai, probabilmente a causa dell’epidemia e del contagio che a partire dal 1656, infierirono nell’Italia meridionale, durante i quali erano già periti p. Romanelli e tutti i religiosi della casa di Bari  (continua).

“Vita di Famiglia Dottrinaria”: Foglio di identità del Movimento

Il “Movimento Familiare Dottrinario” è formato da famiglie che condividono la spiritualità del B. Cesare de Bus, fondatore della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana, sintetizzata nella sua frase: “Tutto in noi catechizzi, il nostro stile di vita sia così conforme alle verità insegnate da essere un catechismo vivente”. Alla luce di ciò, le famiglie dottrinarie desiderano acquisire uno stile di vita che trasmetta agli altri la “Bella Notizia” dell’Amore misericordioso di Dio verso ogni creatura.
Sull’esempio del B. Cesare, ci impegniamo a vivere nel quotidiano: 
1. la centralità della Parola di Dio, riconosciuta dal “Movimento” come nutrimento della vita cristiana e soprattutto della vita familiare. In particolare ci dedichiamo all’ascolto della Parola di Dio che la Chiesa propone nella Liturgia del giorno, sia personalmente che in famiglia, richiamando ciò che il B. Cesare intendeva per “ascolto della Parola”: comprenderla, amarla, credere in ciò che essa annuncia e metterla in pratica (cf. Omelie sopra i Vangeli dell’anno, vol I, p. 252). Inoltre ciascun Gruppo è invitato a meditare e condividere la Parola della domenica, lasciandosi aiutare dai testi/commenti del Beato Cesare;
2. il Servizio “catechistico”, svolto soprattutto a sostegno delle famiglie. Si propone anche, compatibilmente con gli impegni che la vita familiare richiede, l’impegno catechistico nella propria realtà parrocchiale. Affinché questo servizio sia efficace, si ritiene fondamentale che tutti curino la propria formazione cristiana, in particolare biblica, con il supporto dei confratelli della Congregazione disponibili a questo compito.

Inoltre l’incontro settimanale con l’Eucaristia e la devozione a Maria, manifestata in particolare con la preghiera del Rosario, tanto amata dal B. Cesare, sono da considerare altri due elementi fondamentali per la nostra crescita personale e familiare.
Per progredire nella comunione e per rafforzare l’identità del Movimento, si invitano le Famiglie Dottrinarie a vivere ogni anno con particolare intensità: il 15 aprile, festa del B. Cesare e il 15 settembre, Solennità di Maria Addolorata, Patrona principale della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana. Inoltre i diversi Gruppi sono invitati a comunicare e condividere esperienze vissute.