Notiziario: Novembre 2010

Carissimi, in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il relativo commento del B. Cesare, riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo nel giorno della Solennità di Tutti i Santi. Per la storia di famiglia, riportiamo cenni di vita di p. Vito de Jorio. Per la rubrica “Vita di Famiglia Dottrinaria”, vi è un articolo del “Gruppo Famiglie” della Comunità di Vigevano. Un caro saluto.  
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO  MATTEO (5,1-12a)

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Dagli scritti del B. Cesare

La Chiesa nostra Madre, in questa solenne festività, si rallegra facendo risuonare inni, cantici e lodi, magnificando Dio in tutti i suoi Santi. Ma quale è la loro beatitudine? Qual è la loro gloria? I gradini per i quali noi dobbiamo salire per arrivare al possesso del Regno beato tanto desideriamo, ci vengono chiaramente indicati nel vangelo di questa festa in onore di Tutti i Santi; si tratta dello stupendo discorso di Gesù Cristo sulla montagna. Sono questi i gradini, cari cristiani, per i quali noi dobbiamo salire al monte santo del Signore, al cielo. È questa la strada percorsa dai santi, e noi dobbiamo sforzarci di imitarli. Ve ne farò perciò una breve descrizione.
Il primo gradino è la povertà di spirito.“Beati i poveri in spirito perché ad essi appartiene il regno dei cieli”. Non a tutti i poveri è promesso il Regno dei cieli, ma a quelli soltanto che sono poveri di spirito, che cioè nella loro povertà sono umili di cuore. Anche un ricco di beni perciò può essere povero di spirito; ciò si verifica quando non s’inorgoglisce della sua virtù, quando si reputa il più piccolo dei suoi fratelli.
Il secondo gradino è la mitezza.  “Beati i miti perché possederanno la terra”. I miti sono quelli che, imitando il loro divin Maestro, mite e umile di cuore, non si alterano davanti a qualsiasi dispiacere. Essi poi con il loro modo di fare sempre improntato alla bontà non aggrediscono la malvagità di chi fa il male.
Il terzo gradino è il dono delle lacrime. “Beati coloro che piangono perchè saranno consolati”. Non tutti quelli che piangono saranno da Dio eternamente consolati ma soltanto quelli che piangono per aver offeso Dio, per aver rifiutato le sue sante ispirazioni e per aver abusato dei suoi doni, per avere pianto a causa dei peccati dell’umanità.
Il quarto gradino è la fame e sete di giustizia.“Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati”. Questi sono coloro che desiderano fortemente la loro salvezza e con decisa determinazione ne percorrono la via per raggiungerla.
Il quinto gradino è la misericordia. “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. Questa beatitudine è data da quell’inclinazione dolce e benefica che non solo ci fa perdonare le offese e amare i nemici ma ci rende anche pronti a sollevare, aiutare e consolare in qualunque modo a noi possibile chi soffre e chi è povero.
Il sesto gradino è la purezza del cuore. “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. Per giungere a “possedere” il Creatore, occorre avere il cuore libero da ogni attaccamento alle creature e purificato da ogni desiderio carnale. Infatti soltanto coloro che hanno l’occhio del cuore sano, semplice e purificato sono in grado di contemplare le meraviglie dello spirito.
Il settimo gradino è la pace. “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”. Costoro sono quelli che non seminano discordie, non sono schiavi delle passioni, danno il primato allo spirito cioè alla ragione e non ai sensi, a Dio e non a se stessi. Essi sono perciò in pace con Dio, con il prossimo e con se stessi.
L’ottavo gradino è la sopportazione dell’ingiusta persecuzione.“Beati i perseguitati per causa della giustizia perché di essi è il Regno dei cieli”. Soffrendo per amore della giustizia, cioè per aver bene operato e sopportando con pazienza si acquista merito davanti a Dio.

Dalla “Storia di Famiglia”: p. Vito de Jorio

Il giorno 30 aprile del 1842, in Colli al Volturno, nella casa di un modesto proprietario, Gioacchino de Jorio vi era grande movimento: era da poco nato il secondogenito. Quale nome imporgli? La nonna paterna del neonato, di famiglia nobile, propose, anzi impose, il nome Vito. Tutti applaudirono alla proposta perché in questo modo tornava in famiglia, dopo circa un secolo, tale nome, portato da un arciprete di Castelluccio in Verrino, morto nel 1744 a 82 anni, in concetto di santità.
Ragazzo di grandi qualità intellettive, amava stare vicino alla nonna e sentir raccontare le storie degli avi, fra cui quelle del suo omonimo don Vito: è qui che cominciò a pensare di diventare Sacerdote. Mentre si preparava ad entrare nel Seminario di Montecassino, dove si trovava già il fratello maggiore Alberto, sentì parlare della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana. Affascinato dal Fondatore di questa Congregazione e dall’opera che essa svolgeva a Roma decise di diventare dottrinario. Nel 1858 si recò a Roma dove compì gli studi secondari all’interno della Congregazione, poi frequentò l’Università Romana e, a soli 23 anni, venne ordinato Sacerdote. La mattina del 10 giugno del 1865, quando il sole cominciava a sorgere, dal Collegio dei Dottrinari di S. Agata in Trastevere Vito uscì, insieme ad un Sacerdote, e si incamminò verso S. Giovanni in Laterano. Giunto alla “Madre di tutte le Chiese” venne ordinato Sacerdote per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di S. Em.za il Card. Patrizi. Da quel giorno cominciò la sua attività di dottrinario insegnante e catechista. Per ben 42 anni insegnò in diverse scuole, mostrando grande cultura e splendido esempio di capacità didattica. Appassionato cultore delle lettere e delle scienze storiche scrisse molte opere fra cui ricordiamo “La mamma mi ha ingannata!”, romanzo che tratta del ruolo fondamentale della madre nella famiglia e di quest’ultima nella società; “Il fiore dell’Etna” che narra, basandosi su autorevoli fonti, la vita di S. Agata, vergine e martire; “L’Apostolo della Provenza” sulla vita di Cesare de Bus, fondatore della Congregazione dei Dottrinari e le “Tavole sinottiche grammaticali della lingua italiana, latina e greca” che coordinano e armonizzano i metodi e la nomenclatura di tre grandi grammatiche del tempo: Melga, Schultz e Curtius. La sua attività scientifica fu fondamentale per diverse cause storiche da lui egregiamente risolte, come per esempio la rivendicazione da parte del Comune di Colli al Volturno, suo paese natale, dei feudi di Valle Portica e di S. Paolo ed anche la risoluzione della causa fra i Dottrinari ed i Protestanti per la Chiesa di S. Agata in Trastevere. Nel 1902, dopo 42 anni di insegnamento, ricevette un nuovo incarico in Congregazione: essere Postulatore della causa di canonizzazione del ven. Cesare de Bus. Per quest’opera viaggiò molto nella Provenza visitando gli archivi di Avignone, Cavaillon, Orange, Carpentras e diversi altri. Contemporaneamente il Re d’Italia gli affidava la causa di canonizzazione della Beata Clotilde di Savoia, regina di Sardegna.

Vita di Famiglia Dottrinaria”: “Il Movimento Famigliare Dottrinario”

Per chi non crede la coincidenza è una serie di eventi fortuiti, quasi sempre attribuibili al caso. Per noi cristiani però la coincidenza non esiste, così come non esiste il caso. La nostra fede ci porta a riconoscere negli eventi, nelle situazioni, negli incontri di tutti i giorni, negli episodi salienti e non della nostra vita la presenza di Dio, il suo passaggio. Proprio come è accaduto qualche domenica fa al nostro amico Zaccheo, il puro, chiamato per nome mentre il maestro passava  per la sua città, privilegiato nell’avere Gesù a casa sua a pranzo nonostante tutto e tutti.
Quante volte Dio passa nella nostra vita e noi, distratti non ci accorgiamo del suo passaggio o ancora peggio facciamo finta di non vederlo per paura che possa chiederci di più di quello che vogliamo darGli in quel momento. Ma come nell’episodio di Zaccheo, Gesù non chiede. Gesù aspetta, attende che sia il nostro cuore a fare il primo passo.
Così è stato per le nostre storie di coppie, di famiglie, di gruppo. Se andiamo a  ritroso nelle nostre storie, non possiamo non riconoscere il passaggio di Dio nelle nostre vite. Dio ci ha accompagnati, ci ha presi per mano, ci ha messi alla prova, ci ha forgiati, ci ha educati, ci ha coccolati, ci ha amati. Ogni piccolo grande evento delle nostre storie trova senso e significato nel suo passaggio in mezzo  a noi.
Il desiderio di alcune coppie di sposi, amiche fin dalla giovinezza, di approfondire il cammino sponsale…coincidenza?
Il piccolo gruppo di famiglie che ha cominciato a percorrere un cammino di formazione…coincidenza?
L’allargamento del gruppo ad altre famiglie che grazie ai loro figli adolescenti si sono avvicinate al piccolo gruppo…coincidenza?
L’inizio di un cammino di formazione più approfondito, sulle tracce della Parola di Dio…coincidenza?
Il pellegrinaggio di buona parte del gruppo a Medjugorie…coincidenza?
Gli incontri domenicali nelle case, in famiglia per la preghiera del rosario e il confronto sulla Parola di Dio ascoltata durante l’eucarestia…coincidenza?
E per continuare sulla strada della coincidenza riportiamo il racconto di una famiglia entrata a far parte del nostro gruppo nel  corso di questi anni: la storia di Gianluca, Daniela e Matteo…
“tutto inizio nel 2005 quando nostro figlio Matteo cominciò a frequentare le scuole elementari e il catechismo. Io e Daniela eravamo indecisi sulla parrocchia da frequentare: la nostra, quella nel cui territorio si trovava la nostra casa, aveva purtroppo un po’ di problemi nell’offrire qualcosa di strutturato per la prima formazione dei bambini; così la nostra scelta cadde sulla parrocchia di Cristo Re (in Vigevano), gestita dai padri dottrinari e frequentata da amici di Matteo. Coincidenza?
In quel momento a Cristo Re c’erano delle famiglie che avevano alle spalle anni di esperienze con la dottry  e che coltivavano il desiderio di costruire qualcosa di serio e importante per le famiglie della comunità. Così si cominciò con semplici serate di amicizia e condivisione. Coincidenza?
Sempre in questo periodo Daniela, data la sua preparazione musicale per i suoi studi di conservatorio, si rende disponibile per la costituzione della corale parrocchiale. Vengono coinvolte le famiglie disponibili e si cominciano a consolidare sempre di più i legami di amicizia. Coincidenza?
Questi legami di amicizia hanno fatto nascere anche in noi il desiderio di aprire le nostre case alla preghiera: abbiamo quindi cominciato a trovarci una volta a settimana nelle nostre case per pregare insieme il santo rosario. Coincidenza?
Il rosario pregato in famiglia ha tra i suoi frutti anche un pellegrinaggio a Medugorje nel 2007. Daniela aveva in cuor suo questo desiderio da parecchi anni e parlando con altre famiglie del gruppo si scopre che il desiderio  era comune. Coincidenza?
I frutti di questo pellegrinaggio sono stati evidenti da subito. In particolare, per quanto mi riguarda mi sono sentito chiamato ad organizzare altri pellegrinaggi per portare a Medugorje quanta più gente possibile (per la precisione almeno 4– 5 pullman all’anno). Coincidenza?
In uno di questi pellegrinaggi, la coincidenza ci ha permesso di incontrare un sacerdote della diocesi di Pavia, don Luigi, che resosi disponibile ad accompagnare un pullman di pellegrini, in una delle sue splendide riflessioni ci ha invitato a riconoscere i segni che accompagnano e che hanno accompagnato la nostra vita..la coincidenza non esiste: la coincidenza non è niente altro che un miracolo in cui Dio vuole restare anonimo”.
Gruppo Famiglie di Vigevano

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