Notiziario: Novembre 2009

Carissimi,
in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il commento del B. Cesare riguardano il Discorso della Montagna, che abbiamo ascoltato il giorno della Solennità di Tutti i Santi.
Per la storia di famiglia riportiamo cenni sulla vita di p. Pietro Bonnefoux, ultimo Superiore Generale francese. Leggendo alcuni passi delle lettere da lui scritte, possiamo ritrovare le linee essenziali della spiritualità, del carisma e della missione dei Dottrinari, religiosi e laici.
Un caro saluto.
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO MATTEO

5,1-12

1 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte; si pose a sedere ei si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
3 “Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
4 Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
5 Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
6 Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
7 Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
8 Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
9 Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
10 Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
11 Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Dagli scritti del B. Cesare

I gradini per i quali noi dobbiamo salire per arrivare al possesso del Regno beato tanto desiderato, ci vengono chiaramente indicati nel vangelo di questa festa in onore di Tutti i Santi; si tratta dello stupendo discorso di Gesù Cristo sulla montagna. Sono questi i gradini, cari cristiani, per i quali noi dobbiamo salire al monte santo del Signore, al cielo. È questa la strada percorsa dai santi, e noi dobbiamo sforzarci di imitarli. Ve ne farò perciò una breve descrizione.

Il primo gradino è la povertà di spirito. “Beati i poveri in spirito perché ad essi appartiene il regno dei cieli”. Non a tutti i poveri è promesso il Regno dei cieli, ma a quelli soltanto che sono poveri di spirito, che cioè nella loro povertà sono umili di cuore. Anche un ricco di beni perciò può essere povero di spirito; ciò si verifica quando non s’inorgoglisce della sua virtù, quando si reputa il più piccolo dei suoi fratelli.

Il secondo gradino è la mitezza. “Beati i miti perché possederanno la terra”. I miti sono quelli che, imitando il loro divin Maestro, mite e umile di cuore, non si alterano davanti a qualsiasi dispiacere. Essi poi con il loro modo di fare sempre improntato alla bontà non aggrediscono la malvagità di chi fa il male.

Il terzo gradino è il dono delle lacrime. “Beati coloro che piangono perché saranno consolati”. Non tutti quelli che piangono saranno da Dio eternamente consolati ma soltanto quelli che piangono per aver offeso Dio, per aver rifiutato le sue sante ispirazioni e per aver abusato dei suoi doni, per avere pianto a causa dei peccati dell’umanità.

Il quarto gradino è la fame e sete di giustizia. “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia perché saranno saziati”. Questi sono coloro che desiderano fortemente la loro salvezza e con decisa determinazione ne percorrono la via per raggiungerla.

Il quinto gradino è la misericordia. “Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia”. Questa beatitudine è data da quell’inclinazione dolce e benefica che non solo ci fa perdonare le offese e amare i nemici ma ci rende anche pronti a sollevare, aiutare e consolare in qualunque modo a noi possibile chi soffre e chi è povero.

Il sesto gradino è la purezza del cuore. “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. Per giungere a “possedere” il Creatore, occorre avere il cuore libero da ogni attaccamento alle creature e purificato da ogni desiderio carnale. Infatti soltanto coloro che hanno l’occhio del cuore sano, semplice e purificato sono in grado di contemplare le meraviglie dello spirito.

Il settimo gradino è la pace. “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”. Costoro sono quelli che non seminano discordie, non sono schiavi delle passioni, danno il primato allo spirito cioè alla ragione e non ai sensi, a Dio e non a se stessi. Essi sono perciò in pace con Dio, con il prossimo e con se stessi. Meritano perciò di essere chiamati figli di Dio, simili a Dio che è Dio di pace.

L’ottavo gradino è la sopportazione dell’ingiusta persecuzione. “Beati i perseguitati per causa della giustizia perché di essi è il Regno dei cieli”. Soffrendo per amore della giustizia, cioè per aver bene operato e sopportando con pazienza si acquista merito davanti a Dio. Per questo motivo e in questo modo soffrirono, sull’esempio di Gesù Cristo, tutti santi.

Dalla “Storia di Famiglia”: P. Pietro Bonnefouz e la Rivoluzione Francese

Fu eletto Superiore Generale nel Capitolo di Parigi del 1776, confermato nel 1782 e riconfermato nel 1788. Mai nessun Generale era stato eletto per ben tre volte, e forse mai nessuno ha tanto lottato e sofferto per la Congregazione. Il desiderio di vedere la Congregazione fedele al carisma del Fondatore e alla sua missione nel periodo e nell’ambiente dove essa si trovava, si nota molto nelle sue lettere ai confratelli. Leggiamone alcuni stralci per gustarne la freschezza del carisma. “Cari confratelli, la nostra Congregazione deve fornire alla Chiesa Ministri pii e fedeli: questo è il primo e principale fine del nostro Istituto; e il fine, che si è proposto il santo Fondatore… Sì, cari confratelli, lo spirito della Congregazione è al giorno d’oggi lo stesso che fu in passato… Nella Congregazione la Chiesa deve trovare dei catechisti zelanti, che sappiano abbassarsi e mettersi alla portata dei fanciulli nella fede, cambiare in “latte” i nutrimenti più solidi, sviluppare con ordine ciò che vi è di più elevato nella fede senza cessare di farsi capire dai più semplici, elevarsi ed abbassarsi secondo il bisogno dell’uditorio… Dobbiamo, dunque, contribuire, per quanto dipende da noi, al bene della Congregazione, che diviene il nostro; mettere in comune le nostre forze, i nostri talenti, la nostra operosità, affinché il debole trovi in questa Comunità quelle forze che gli sono necessarie… Desideriamo che regni fra noi quello spirito di zelo e di attaccamento per la società di cui uno è membro, che fa che uno si interessi per la sua gloria; vi contribuisca con tutte le sue forze; si vanta di appartenerle, ed è disposto a fare dei sacrifici per rimanervi fedele. La servirà nella sua gioventù, adempiendo con distinzione gli impieghi che gli saranno affidati, le consacrerà ancora la sua vecchiaia, aiutando con i suoi consigli e con la sua esperienza, quelli che sono destinati a rimpiazzarlo”.

Durante la Rivoluzione Francese, p. Bonnefoux rimase fedele al Papa e alla Fede Cattolica e non volle fare il giuramento alla Costituzione civile del Clero. Grande fu il suo dolore nel vedere duecento anni di lavoro e sacrifici di tanti confratelli dottrinari andare in fumo per l’odio che si scatenò contro la Religione Cattolica. In questa gravissima circostanza operò come meglio gli suggeriva la coscienza e la sua prudenza: non fuggì, ma condusse una vita nascosta, senza esporsi inconsideratamente al pericolo, ma pronto a versare il sangue per Cristo, qualora si fosse presentata l’occasione. Terminò i suoi giorni nel 1806 nella Fondazione dell’Abate Sicard a Parigi. Con lui termina la successione dei Superiori Generali della Congregazione di origine francese. Superiori tutti pieni di scienza e santità, di attività e zelo instancabile. Con p. Bonnefoux termina a causa della Rivoluzione francese, in maniera tragica, nel sangue e nella dispersione, la presenza della “Congregazione dei dotti” (così era chiamata!) in Francia, la sua terra natale, la terra tanto amata dal p. Cesare de Bus, dove per 200 anni aveva dato tanti educatori alla gioventù, tanti cultori alla scienza, tanti maestri al popolo e tante anime a Dio.

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