Notiziario: marzo 2011

Carissimi,
in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il commento del B. Cesare riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo il 13 marzo 2011, Prima Domenica di Quaresima.
Per la storia di famiglia, ricordando p. Ernesto Ferrero, deceduto il 25 febbraio 2011, riportiamo un’intervista da lui rilasciata in occasione del 60° anniversario di presenza dei Dottrinari in Brasile (2007).
Per il Movimento Familiare Dottrinario, riportiamo l’esperienza del Gruppo delle Famiglie di Roma.
Desidero ricordare che potrete trovare il Notiziario, anche in versione pdf, nel sito della Postulazione: http://debus.it.
Un caro saluto e buon cammino quaresimale.
p. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO  MATTEO (4, 1-11)

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto».
11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

Dagli scritti del B. Cesare

Il Salvatore aveva ricevuto il battesimo nel Giordano: si erano aperti sul suo capo i cieli, era sceso su di lui lo Spirito Santo sotto forma di colomba, e la voce del divin Padre lo aveva proclamato suo “Figlio prediletto” (Mt 3,17). Subito dopo “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo” (Mt 4,1). Ma era proprio necessario che Gesù Cristo fosse tentato? Lui ha voluto forse misurare le sue forze? Poteva forse procurargli qualche profitto questa guerra spirituale? No certamente, dice San Tommaso, ma per mostrarci che non c’è uomo così santo sulla terra, che non sia soggetto a tentazione, e per darci l’esempio e l’aiuto per superarla; e poi per assicurarci che “un duro lavoro ha l’uomo sulla terra” (Gb 7, 1), non per un solo periodo della sua vita, ma per tutta la vita.
Lui ha voluto essere tentato, soggiunge San Giovanni Crisostomo, affinché per la sue tentazioni fossero diminuite le nostre, e il nostro nemico fosse indebolito per la vittoria di Gesù Cristo, il quale con la sua morte vinse la stessa morte, guarì con le sue le nostre piaghe, sciolse con le sue le nostre catene, e con la sua vittoria rese noi vittoriosi.
Gesù fu condotto dallo Spirito Santo nel deserto, perché lo Spirito santo è quello che conduce le anime nel deserto della solitudine, come vi condusse il Battista, la Maddalena e tanti eremiti; e una grande ricompensa si aspettano, per avere prontamente corrisposto alla divina chiamata. Fortunata è quell’anima che dimora nel deserto, che separata se non in realtà, almeno con l’affetto dal mondo, desidera di non essere vista e conosciuta, se non da Dio; che è soddisfatta solo nel vedere Dio, e che non  ammette nel suo cuore altra creatura, e può veramente dire: “il mio diletto è per me e io per lui” (Ct 2, 16). Un giorno sentirà quelle consolanti parole: “voi siete quelli che avete perseverato con me nelle prove, e io preparo per voi un regno” (Lc 22, 28-29).
Gesù fu condotto nel deserto per essere tentato dal demonio. Soggetti anche noi alla tentazione, non ci spaventiamo se invece di considerarla dannosa, pensiamo che è “perfetta letizia quando subiamo ogni sorta di prove” (Gc 1, 2). La tentazione è occasione di bene, e ci fa meritare il titolo di “beato”: “beato l’uomo che sopporta la tentazione” (Gc 1, 12). Essa toglie da noi l’ignoranza: “chi non ha avuto delle prove, poco conosce” (Sir 34, 10). Noi ci crediamo umili e pazienti, e nella tentazione ci accorgiamo di non esserlo affatto; essa “ci rende accetti a Dio”, come dice l’angelo a Tobia.
Gesù avendo digiunato per quaranta giorni e per quaranta notti, poi ebbe fame. Ecco l’origine del digiuno quaresimale non solo autorizzato dalla Chiesa, ma anche da Gesù Cristo. I cristiani che sono suoi membri devono conformarsi a questo loro capo. Siccome Lui ha digiunato per quaranta giorni, ha combattuto ed è risultato vittorioso, così dobbiamo anche noi digiunare e lottare. Abbracciamo, almeno per i tempi stabiliti, il digiuno, perché non è una cosa straordinaria che digiuni con Gesù Cristo colui che è destinato a sedersi accanto a lui nella mensa celeste; e che soffrano con il capo le membra, che un giorno saranno con lui glorificate, e il privarsi per alcuni giorni di cose lecite, affinché siano perdonati i peccati.

Dalla “Storia di Famiglia”: in ricordo di p. Ernesto Ferrero

In ricordo di p. Ernesto Ferrero, deceduto il 25 febbraio 2011, riportiamo brani di un’intervista da lui rilasciata nel 2007 in occasione del 60° anniversario di presenza dei Padri Dottrinari in Brasile.

1. In che anno è arrivato in Brasile? In quale città si è stabilito? Come ricorda il primo periodo di permanenza? Come ha trovato il Brasile?

Partito dal porto di Genova il 12 luglio 1948, con p. Silvio Gasparotto, dopo 15 giorni di traversata, siamo sbarcati nel porto di Santos (Stato di São Paulo) il 27 luglio, destinato alla città di São Joaquim da Barra (a circa 500 da São Paulo) dove già lavoravano i primi due Padri Dottrinari, p. Giovanni Delpero e p. Francesco Balzola, approdati in Brasile il 3 luglio 1947. L´inserimento nella nuova realtà, come pure l´impatto con  la lingua e la cultura é stato certamente facilitato dalla presenza dei due Confratelli, sopra accennati.

2. Quale è stata l’attività dei Padri Dottrinari nei primi anni di permanenza in Brasile?

E´stata quasi esclusivamente un´attività pastorale nelle parrocchie di São Joaquim da Barra, Ipuã e Miguelopolis, appartenenti alla Diocesi di Ribeirão Preto, nello Stato di São Paulo. In un secondo tempo, precisamente nel 1949, con l’arrivo dei Padri Raspino, Visconti, Cauda e Valsania, la nostra attività si é estesa alla città di Catanduva, divenuta il centro propulsore delle attività dei Dottrinari in Brasile. In questa città, oltre alla istituzione di un loro Seminario, i Padri hanno avviato la costruzione di quasi tutte le parrocchie e dato inizio alla scuola “Jesus Adolescente” , tuttora funzionante, in espansione e luogo di formazione di bambini, ragazzi e giovani.

3. Ricorda delle persone che, in particolare, hanno aiutato l’inserimento dei Padri Dottrinari nelle Diocesi?

Certamente il Vescovo di Riberão Preto, dom Delbux Silveira  e dom Lafayette Libanio, vescovo di São José do Rio Preto, che ci hanno accolto con grande stima ed affetto, favorendo in tutti i modi il nostro inserimento nelle nuove realtà. Una menzione tutta particolare voglio fare di mons. Albino, primo parroco di Catanduva, considerato anche Fondatore della città. Per noi Dottrinari é stato un vero “padre” che ci ha accolti e molto aiutati fino a donare il terreno dove é poi sorto il “colégio Jesus Adolescente”, “vero fiore all’occhiello e orgoglio di p. Cauda Cesare”.

4. In quali Diocesi lei ha lavorato? Quale attività ha svolto?

Ho lavorato nella Diocesi di Riberão Preto, come parroco di Ipuã, in seguito a São Joaquim da Barra, passando poi a Catanduva. Nel 1964 mi fu affidata la parrocchia di São Francisco di Sales, in São Paulo, nel quartiere Vila Gumercindo. Da São Paulo sono poi passato a Itanhaem, Ponta Grossa e Catanduva dove vivo tuttora. Oltre che in parrocchia, sono stato Delegato, quando ancora non era costituita la Provincia e ho lavorato nei nostri Seminari come Superiore, Professore e  Maestro dei novizi.

5. Ricorda dei momenti più belli di questi sessant’anni? Dei momenti più difficili?

Certamente tra i più belli voglio ricordare le Professioni religiose e Ordinazioni sacerdotali dei primi Confratelli Brasiliani, segno di speranza e primi frutti di un lavoro benedetto dalla Provvidenza. Gioia particolare ho provato all’annuncio della nomina a Vescovo, di Padre José Alves Da Costa, uno dei primi due Dottrinari Brasiliani. Vorrei ricordare la morte di Padre José Valsania, a cui ero molto legato e di mio fratello padre Agostino, anch’egli missionario con me in Brasile.

6. Come vede la realtà brasiliana di oggi? Quali sono le sfide che i Dottrinari di oggi devono affrontare?
 
E´ risaputo che in Brasile vanno diffondendosi molte sette che stanno preoccupando non poco la Chiesa. Noi, Padri Dottrinari, sull´esempio del Fondatore, il Beato Cesare de Bus che ha speso tutte le sue energie nel “fare catechismo”, non possiamo non raccogliere la sfida in atto in questo nostro Paese.

7. Un augurio che rivolge ai suoi confratelli della Provincia Brasiliana, in occasione dei 60 anni di presenza dei Padri Dottrinari in terra brasiliana:

Auguro che la loro vita sia sempre modellata sulle orme lasciate dal Beato p. Cesare; che mantengano vivo l’entusiasmo che sempre animò il Beato Fondatore, continuando l’opera, avviata sessant´anni or sono dalla Provvidenza  che ha aperto alla Congregazione il vasto campo catechetico-missionario, in Brasile che considero mia seconda Patria.
“Vita di Famiglia Dottrinaria”: dal Gruppo di Roma

Dallo scorso anno nella nostra parrocchia si è formato un nuovo gruppo di coppie che si incontrano a cadenza mensile.
Il programma proposto per questi 2 anni è tratto dal libro “I 5 linguaggi dell’amore” di Gary Chapman, uno psicologo americano che identifica 5 modalità diverse con cui abitualmente le persone esprimono o ricevono amore.
Per alimentare il nostro amore di coppia è estremamente importante fare attenzione a come lo esprimiamo, a come lo comunichiamo. E per comunicare in maniera efficace dobbiamo farlo in modo che il nostro coniuge possa capirci. Ecco allora che diventa fondamentale scoprire il nostro linguaggio d’amore e quello del nostro coniuge.

I linguaggi sono:
LE PAROLE DI RASSICURAZIONE
Sono parole che aiutano il nostro coniuge a credere di più in se stesso, nella bontà di quello che sta facendo, che gli fanno capire che non è solo nell’affrontare le prove della vita e sono:
 I COMPLIMENTI
I complimenti sono un mezzo per comunicare amore quando sono espressi con affermazioni semplici e dirette.
Ad esempio “questo vestito ti sta proprio bene” oppure “apprezzo che porti fuori la spazzatura”
 PAROLE DI INCORAGGIAMENTO
Incoraggiare significa “infondere coraggio”.
Per incoraggiare veramente dobbiamo farlo con il cuore, considerando la prospettiva dell’altro. Non dobbiamo incoraggiare per ottenere qualcosa, ma solo per fare il bene dell’altro.
 PAROLE GENTILI
L’amore è cosa gentile; se vogliamo comunicare amore con le parole dobbiamo usare parole gentili. La stessa frase può assumere significati diversi a seconda del modo in cui la si pronuncia (ad es. tono di voce).
 PAROLE UMILI
L’amore formula domande, non pretese.
Quando presentiamo una richiesta al nostro coniuge, esprimiamo fiducia nei confronti del suo valore e delle sue capacità. Quando invece esprimiamo pretese, non manifestiamo amore, ma diventiamo tiranni.

I MOMENTI SPECIALI
Intendiamo la disponibilità di offrire al nostro coniuge la nostra piena attenzione in due modi:
 CONVERSAZIONE DI QUALITA’
La conversazione di qualità è un dialogo che richiede un ascolto attento e finalizzato a comprendere i pensieri, i sentimenti e i desideri dell’altra persona.
 ATTIVITA’ SPECIALI
Le attività speciali possono comprendere qualsiasi cosa da fare insieme e che sia considerata interessante da uno o da entrambi i coniugi. Ad es. curare il giardino, ascoltare musica, una cenetta da soli, una lunga passeggiata , ecc.

I DONI
I doni sono simboli concreti d’amore e possono essere:
 DONI MATERIALI
I doni sono simboli concreti d’amore, in altre parole i regali.
E’ qualcosa che possiamo tenere in mano e dire: “Chi me l’ha offerto ha pensato a me , o “Si è ricordato di me”.  Il dono in sé è il simbolo di quel pensiero.
 DONO DI SE STESSI
E’ un dono immateriale che talvolta parla con un tono più alto di un dono che può essere toccato e visto. E’ il dono di sé, il dono della presenza. Esser presenti quando l’altro ha bisogno di noi, significa far dono all’altro della propria vita.

I GESTI DI SERVIZIO
E’ la disponibilità a compiere qualcosa di concreto che è utile al nostro coniuge, è qualcosa che facciamo con l’intento di fargli cosa gradita ed esprimere così con dei gesti concreti il nostro amore e non devono costituire una costrizione per me che li faccio.
Ad es.:  preparare la tavola, lavare i piatti, pulire il garage, ecc.

IL CONTATTO FISICO
Il contatto fisico è  un potente veicolo per comunicare l’amore coniugale. Tenersi per mano, baciarsi, abbracciarsi e avere rapporti sessuali, sono modi per comunicare l’amore e trasmettere emozioni anche nei momenti difficili della nostra vita.

Non è detto che per ognuno di noi ci sia solo 1 linguaggio con cui ci sentiamo amati, anzi ci potremo ritrovare nella maggior parte, ma ce n’è uno che più di tutti riempie il “serbatoio d’amore” che è presente in ogni persona.

Ogni incontro ha sempre un momento di preghiera. Seguendo la spiritualità del B. Cesare, si dà sempre importanza alla Parola di Dio, centro della vita di ogni cristiano e di ogni famiglia. Ad ogni linguaggio affrontato, abbiamo pregato anche su alcuni brani biblici, in particolare sottolineando come, anche Dio ci parla attraverso i linguaggi dell’amore. Inoltre, ogni incontro diventa occasione per conoscere sempre meglio il B. Cesare, la sua spiritualità e la sua vita apostolica per cercare di seguire il suo esempio nella nostra vita quotidiana.

Cristiana e Alessandro

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