Notiziario: Marzo 2010

Carissimi,
in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il commento del B. Cesare riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo il 21 marzo, V Domenica di Quaresima.
Per la storia di famiglia riportiamo la prima parte di cenni sulla figura di p. Carlo Luigi Vassia.
Desidero ricordare che potrete trovare il Notiziario, anche in versione pdf, nel sito della Postulazione: http://debus.it.
Un caro saluto e buon cammino quaresimale.  
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (8,1-11)

In quel tempo, 1 Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. 2 Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. 3 Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo, 4 e gli dissero: “Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. 5 Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici? ”. 6 Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. 7 Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. 8 E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. 9 Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. 10 Allora Gesù si alzò e le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata? ”. 11 Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più”.

DAGLI SCRITTI DEL BEATO CESARE

Il Vangelo narra che Gesù Cristo si avviò verso il monte degli Ulivi, dove era solito passare la notte in preghiera. Di buon mattino tornò di nuovo al tempio, e tutto il po¬polo andò da Lui, e messosi a sedere, insegnava… Gesù si ritira sul monte per pregare, poi ne discende per ammaestrare le folle; con questo insegna ai suoi successori nella predicazione, che la preghiera deve precedere e seguire la predicazione. Il predicatore deve pregare, affinché la sua predicazione porti frutto, e dopo avere predicato, pre¬gare affinché il frutto rimanga; deve pregare prima di sa-lire sul pulpito, affinché piaccia a Dio di imprimere nel cuore degli uditori le parole che ascoltano e di dare loro volontà e forza di metterle in pratica…; ma anche il predicatore stesso ricavi giovamento dagli insegnamenti che dà agli altri…
Ora mentre Gesù Cristo insegnando ammaestrava le folle, gli Scribi e i Farisei; gli portarono una donna sorpresa in adul-terio…
Dopo avere scritto in terra, continuando gli accusatori a interrogarlo per sapere come comportarsi contro la donna accusata, Gesù Cristo si  alzò e disse loro: “Chi  tra voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei”. La legge mosaica comandava che gli adulteri fossero lapidati, ma da chi? Da quelli che erano osservanti della legge, perché sarebbe stata cosa riprovevole e illecita che un trasgressore punisse un altro trasgressore. Dun¬que colui che non ha trasgredito la legge, ma l’ha osservata esattamente, sia il primo a lanciare la prima pietra. Con questa sapientissima risposta Gesù Cristo non condanna
affatto l’adultera, né la assolve; ma solamente dimostra  agli accusatori della donna, che la sua sapienza divina sorpassa infi¬nitamente quella degli uomini, perché essi credendo di sor-prendere e confondere Gesù Cristo,  restarono vergognosa¬mente sorpresi e confusi…
Gli Scribi e i Farisei sentite le parole del Salvatore, uno dopo l’altro se ne andarono, incominciando dai più vecchi, forse più colpevoli degli altri. Rimase solo Gesù con la donna. Ma dovettero anche restare gli Apostoli, e pochi altri discepoli…
Allontanatisi gli accusatori, era rimasto solo Gesù e nel mezzo c’era la donna in attesa della sentenza… Allora Gesù, del quale è proprio essere miseri¬cordioso, alzatosi disse: “Donna, dove sono coloro che ti accusano? Nessuno ti ha condannata?”. Avendo lei rispo¬sto: “Nessuno, Signore”; “Ebbene, soggiunse il Salvatore, neppure io ti condanno”…
Questa bontà e misericordia del Signore fu veduta in spirito da Isaia quando parlando delle caratteristiche del Messia, dice che la caratteristica sua speciale sarà una somma mansuetudine,  spe¬cialmente verso i peccatori, e sarà giudice rettissimo  (Is 42, 2).
E di questa bontà e carità provò i consolanti effetti l’adultera, quando sentì dalle labbra di Gesù Cristo: “Va’ e non peccare più”. Con queste stesse parole parla Gesù Cristo al cuore di chiunque ha rice¬vuto la grazia dì convertirsi, “non peccate più”.

DALLA STORIA DI FAMIGLIA: P. CARLO LUIGI VASSIA

“Per circa cinquant’anni fece onore alla Congregazione, governò saviamente per 32 anni la parrocchia di S. Maria in Monticelli; fu Camerlengo dei parroci romani; fu Vicario Generale della Congregazione in tempi difficili (1824-1830). Occupò lodevolmente il geloso incarico di Postulatore della Causa del Ven. nostro p. Cesare e della Ven. Clotilde già Regina di Sardegna”. Così p. Silvestro Glauda scriveva del p. Vassia. Questi nacque il 19 giugno 1769 a Strambino, piccolo borgo degli Stati Sardi, nel sud di Ivrea. Mentre era ancora in tenera età, gli morì improvvisamente il padre. Fece i suoi studi nel reale Collegio di Ivrea e nel 1786, dopo un corso di esercizi spirituali, fu accolto fra i Padri Dottrinari. Fece il suo noviziato a Roma nella Casa di S. Maria in Monticelli e, nel 1792 venne ordinato Sacerdote a Viterbo.
Dopo aver insegnato per 4 anni nelle scuole pubbliche in Roma, nel 1797 fu destinato all’insegnamento della filosofia nel nostro Collegio di Civitavecchia. Il 26 luglio 1805 fu nominato parroco di S. Maria in Monticelli. Quest’ufficio lo mantenne per ben 32 anni, fino alla morte. Nel 1810 un Decreto Napoleonico sopprimeva tutti i Religiosi dei Dipartimenti di Roma e del Trasimeno, così anche il nostro p. Vassia dovette allontanarsi da Roma per ben 4 anni, fino alla caduta di Napoleone. Fin dal 5 luglio 1810 il demanio aveva preso possesso di S. Maria in Monticelli, per questo alcuni Padri dovettero abbandonare la casa, tuttavia il Collegio non fu mai chiuso. Il p. Vassia, anche se era lontano da Roma, manteneva i contatti per avere notizie di come procedeva la sua amata parrocchia. Così p. Caramagna gli scriveva: “Vengo ora a darle nuove di S. Maria. Tutti godiamo perfetta salute… Siamo soldati volontari, tutti cor unum et anima una… Tutti i generi alimentari sono incariti ad eccesso. Basti dire che pel pane non bastano 16 scudi al mese. La pagnotta è come un’ostia…”. I tempi dovevano essere davvero molto tristi. Napoleone aveva spogliato gli Istituti Religiosi di tutti i loro beni, ma essi non per questo abbandonarono l’opera spirituale e materiale di aiuto alla popolazione.
I Dottrinari di S. Maria continuarono ugualmente a far scuola, ad occuparsi della parrocchia e a fare catechismo nella Basilica di S. Pietro; infatti ogni domenica cinque Padri andavano nella Basilica per mettere a disposizione della popolazione il loro carisma. Questa prassi durò fino verso il 1900.

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