Notiziario: maggio 2010

Carissimi, in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il relativo commento del B. Cesare, riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo il 23 maggio 2010, Solennità di Pentecoste. Per la storia di famiglia riportiamo la seconda ed ultima parte di cenni sulla figura di p. Carlo Luigi Vassia.
Desidero ricordare che potrete trovare il Notiziario, anche in versione pdf, nel sito della Postulazione: www.debus.it .
Un caro saluto.  
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO  GIOVANNI (14,15-16.23b-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 15 “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16 e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito, perché rimanga con voi per sempre.  23 Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24 Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. 25 Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26 Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto”.

DAGLI SCRITTI DEL B. CESARE

Lo Spirito Santo è chiamato Paraclito, che vuol dire Consolatore; ciò esprime l’effetto che dà questo divino Spirito: è proprio di Lui consolare i cuori afflitti. Per questo viene salutato dalla Chiesa ottimo Consolatore, Consolator optime e dolce ospite dell’anima, dulcis hospes animae. Questo divino Spirito, Spirito di soavità, come dice S. Bernardo, è pronto a donare sollievo in qualunque bisogno: non c’è tribolazione dove, invocato, lo Spirito non addolcisca; non c’è patimento che Egli non temperi o allontani.
I peccatori all’inizio della loro conversione sono consolati dallo Spirito Santo con la remissione dei loro peccati e la riconciliazione con Dio mediante il ministero dei sacerdoti. Infatti il perdono dei peccati ha come sorgente proprio lo Spirito Santo.
Oh, quale consolazione sperimenta l’anima tormentata dai  peccati quando lo Spirito Santo le dà la certezza di essere liberata dalle  colpe e di essere ormai figlia di Dio! Quanta gioia prova l’anima, pentita e sciolta dalle sue colpe, all’udire le parole: ‘ti sono rimessi i tuoi peccati! Non piangere più, va’ in pace e non volere mai più peccare! Una consolazione così intensa si può solo gustare, non descrivere. Per averne una pallida idea basti questo paragone: immaginate un criminale che viene condotto all’esecuzione capitale per i suoi delitti. Eccolo con la corda al collo in attesa dell’attimo fatale. Che cosa egli proverebbe se all’istante giungesse un messaggero che, a nome del re, gli annunciasse: “Ti è stato concessa la grazia, hai salva la vita!”.  Solo chi è passato
attraverso una simile esperienza è in grado di esprimerla. Altrettanto avviene al peccatore sinceramente pentito e giustificato dalla grazia divina.
Quelli che progrediscono nella virtù, i cosiddetti proficienti, provano dispiacere per la fragilità della loro natura. Benché da gran tempo, mediante la grazia dello Spirito Santo siano usciti dalla tristezza in cui il peccato li teneva prigionieri, tuttavia soffrono perché non riescono a compiere tutto il bene che desiderano. Come la fiamma esige di essere sempre alimentata se si vuole che duri, così l’amore di coloro che camminano nella santità richiede sempre un’intensità maggiore. Lo Spirito Santo però aiuta la nostra debolezza, consola al momento opportuno queste anime in pena, dà loro forza e grazia per compiere il bene e per realizzare in esse la virtù desiderata. S. Paolo, in base alla sua personale esperienza, confessa che, consolato e confortato da Dio, tutto gli era possibile. Quanti godono ogni giorno di questa stessa esperienza! Essi sono talmente resi forti dal divino Spirito da trovare il coraggio di compiere opere che prima non avrebbero neppur sognato!.

DALLA “STORIA DI FAMIGLIA”: p. Carlo Luigi Vassia (2)

Dopo la caduta di Napoleone, nel 1814 il p. Vassia poté tornare a Roma. Nel 1817 era nominato dalla Segreteria di Stato Consultore della Congregazione delle Indulgenze e Reliquie. Nel 1823 fu Visitatore Apostolico della Provincia di Napoli e, dal 1824 al 1830, Vicario Generale della Congregazione, pur rimanendo parroco.
Iniziò e favorì due belle devozioni nella Chiesa di S. Maria in Monticelli: a Gesú Nazareno, con la novena e la festa, e a Maria SS.ma Auxilium Christianorum, la cui immagine, benedetta da Pio VII, fu esposta in chiesa il 15 maggio 1817.
Il p. Vassia fu anche postulatore della causa di Beatificazione del P. Cesare de Bus. Il suo impegno fu grande sia per riprendere una Causa più volte interrotta sia per trovare dei fondi per far fronte alle spese. L’8 dicembre 1821, con grande gioia di tutta la Congregazione, Pio VII emanò, dal Quirinale, allora sua residenza,  il Decreto di eroicità delle virtù di p. Cesare. Visto che la riapertura delle Case in Francia si rendeva sempre più difficile, dopo la Rivoluzione Francese, i Padri chiesero all’Arcivescovo di Avignon di poter portare a Roma il corpo del p. Cesare. Mons. Du Pont, arcivescovo di Avignon e più tardi Cardinale di Santa Romana Chiesa, che era un ex allievo dei Dottrinari del Seminario di Bevagna (Spoleto), così rispose alla richiesta: “Mi stimerei molto felice se potessi dare una prova della mia riconoscenza e della mia devozione a una Congregazione per la quale professo grande venerazione e che mi ha reso quello che sono, poiché le devo e l’educazione e le conoscenze acquisite… Quando crederete opportuno potrete inviare una deputazione dei vostri buoni Padri per procedere alla traslazione delle reliquie del vostro Ven. Fondatore”. P. Vassia fece le pratiche necessarie e il 20 marzo 1837 le preziose reliquie giunsero a Roma e furono tumulate nella Chiesa di S. Maria in Monticelli.
Alcuni mesi dopo Roma fu colpita dal colera e il p. Vassia morì il 4 settembre 1837.

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