Notiziario: Luglio-Agosto 2009

Carissimi,
in questo numero del nostro Notiziario, troviamo una testimonianza raccolta da p. Larme dopo la morte del Beato; in “dicono di lui” riportiamo la notizia che il B. Cesare giunge in Ucraina; continua il commento al “Padre nostro”, iniziando la parte riguardante “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”; infine, nella storia di famiglia, narriamo la storia del dottrinario p. Ottavio Imberti, che si distinse come grande catechista.
Un caro saluto.
P. Sergio La Pegna

Dagli scritti del B. Cesare: “Sulla preghiera del Padre nostro”

Gesù ha assicurato che “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). Perciò bisogna credere che chiunque desidera entrare nel Regno dei cieli deve domandare che in lui si compia la volontà di Dio. Con ragione questa richiesta è stata messa subito dopo quella del regno di Dio, perché non è possibile entrarvi, se prima non si è fatta la volontà di Dio, sia per quanto dobbiamo evitare, sia per quanto ci viene richiesto.
Se vogliamo conoscere quanto ci è necessario quello che domandiamo con questa preghiera, e quanto sono importanti e utili i beni e i doni richiesti, basta guardare le tante miserie e afflizioni che hanno colpito il genere umano dopo il peccato originale: quando il primo uomo si è allontanato dalla volontà di Dio e si è rifiutato di compierla, e ha trasgredito quel piccolo comando che gli fu dato nel paradiso terrestre. Di là ebbero origine la povertà, le malattie, e tutte le altre sofferenze corporali e spirituali, che ogni giorno sperimentiamo fino alla morte. Si può notare come tutte le altre creature, create buone in se stesse, hanno conservato tutto quanto nella creazione fu loro dato, soltanto l’uomo non ha conservato la condizione della sua origine. Ha perso il dono della giustizia originale, della quale Dio lo aveva arricchito, e quello che è peggio, per avere rifiutato di seguire la volontà di Dio, ha anche perso l’amore e il desiderio della virtù. Prima del peccato era incline al bene, adesso è più portato al male, all’ira, alla superbia, alla lussuria e a tutti gli altri vizi. E come troviamo molta difficoltà ad allontanare il male prima di commetterlo o di lasciarlo dopo averlo commesso, così ci riesce difficile di seguire e fare il bene. Per guarire da questa nostra inclinazione al male e per evitare il peccato e le sue conseguenze, il solo e supremo rimedio è di desiderare e domandare che si faccia sempre in noi la volontà di Dio, pregando con tutto il cuore: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. Così risanata la nostra natura, possiamo con facilità allontanarci dal male e fare il bene. Perseverando in questo fino alla fine, possiamo fare la volontà di Dio qui in terra, come si fa in cielo.
L’oggetto e lo spirito di questa petizione è che il Padre ci conceda il mezzo e il potere di obbedire ai suoi comandamenti e fare così la sua santa volontà; fare tutte quelle cose che Dio, direttamente o per mezzo della Chiesa, ci ha comandato o consigliato di fare o di evitare.
Di questa volontà hanno scritto gli Apostoli, esortando i fedeli a essere cauti e prudenti per non essere d’inciampo a se stessi e agli altri, ma piuttosto, di edificazione per conoscere la volontà di Dio: “Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio” (Ef. 5,17).
Davide esprime così il suo desiderio di conoscere questa volontà per poterla adempiere: “Insegnami a compiere il tuo volere, perché sei tu il mio Dio. Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana” (Sal. 143,10). Domandava così di non disubbidire mai ai suoi comandamenti, ai suoi consigli, alle sue ispirazioni, e potesse sempre seguirli felicemente.

Dalla biografia del B. Cesare

P. Cesare amava molto leggere le vite dei Santi e ancora di più imitarle, praticando gli atti più ragguardevoli dei santi uomini. Tra le altre cose, avendo sentito un giorno parlare della vita e della morte del Cardinale Borromeo, decise di volerlo imitare nell’austerità di vita e di vitto fino a debilitare molto il suo stato di salute. Oltre a questo si mise a predicare in ogni festa e domenica con gran fatica e grandissimo frutto per chi l’ascoltava.
Dalle testimonianze raccolte da p. Larme, subito dopo la morte di p. Cesare
Positio p. 149

IL B. CESARE IN UCRAINA

Il 24 maggio 2009 è stato inaugurato il Centro Don Orione a L’viv, con la prima chiesa greco-cattolica dedicata al Santo. L’arcivescovo di L’viv (Leopoli) Igor Voz’njak, assistito dal vescovo orionino Miguel Mykycej e dal superiore generale degli Orionini Don Flavio Peloso, ha consacrato la chiesa dedicata a San Luigi Orione in un popoloso quartiere periferico della Città. L’arcivescovo ha voluto spiegare il rito durante la sua omelia: “Il simbolo dei tre giri compiuti all’inizio attorno alla chiesa con le sacre reliquie significa che anche se l’uomo si è perso e si allontana da Dio – e noi siamo andati due giri a sinistra – non è mai troppo tardi per ritornare al Signore e prendere la strada della salvezza e ritornare a destra, come noi abbiamo fatto ritornando in chiesa”. Nell’altare sono state messe le reliquie di San Luigi Orione, Santa Francesca Cabrini e del Beato Cesare de Bus. Poi è stato tutto unto con il santo crisma e successivamente lavato prima con acqua benedetta, poi con acqua profumata di rosa e infine con il vino.

Dagli scritti del B. Cesare: “Sulla preghiera del Padre nostro”

Gesù ha assicurato che ” Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). Perciò bisogna credere che chiunque desidera entrare nel Regno dei cieli deve domandare che in lui si compia la volontà di Dio. Con ragione questa richiesta è stata messa subito dopo quella del regno di Dio, perché non è possibile entrarvi, se prima non si è fatta la volontà di Dio, sia per quanto dobbiamo evitare, sia per quanto ci viene richiesto.

Se vogliamo conoscere quanto ci è necessario quello che domandiamo con questa preghiera, e quanto sono importanti e utili i beni e i doni richiesti, basta guardare le tante miserie e afflizioni che hanno colpito il genere umano dopo il peccato originale: quando il primo uomo si è allontanato dalla volontà di Dio e si è rifiutato di compierla, e ha trasgredito quel piccolo comando che gli fu dato nel paradiso terrestre. Di là ebbero origine la povertà, le malattie, e tutte le altre sofferenze corporali e spirituali, che ogni giorno sperimentiamo fino alla morte. Si può notare come tutte le altre creature, create buone in se stesse, hanno conservato tutto quanto nella creazione fu loro dato, soltanto l’uomo non ha conservato la condizione della sua origine. Ha perso il dono della giustizia originale, della quale Dio lo aveva arricchito, e quello che è peggio, per avere rifiutato di seguire la volontà di Dio, ha anche perso l’amore e il desiderio della virtù. Prima del peccato era incline al bene, adesso è più portato al male, all’ira, alla superbia, alla lussuria e a tutti gli altri vizi. E come troviamo molta difficoltà ad allontanare il male prima di commetterlo o di lasciarlo dopo averlo commesso, così ci riesce difficile di seguire e fare il bene. Per guarire da questa nostra inclinazione al male e per evitare il peccato e le sue conseguenze, il solo e supremo rimedio è di desiderare e domandare che si faccia sempre in noi la volontà di Dio, pregando con tutto il cuore: “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. Così risanata la nostra natura, possiamo con facilità allontanarci dal male e fare il bene. Perseverando in questo fino alla fine, possiamo fare la volontà di Dio qui in terra, come si fa in cielo.

L’oggetto e lo spirito di questa petizione è che il Padre ci conceda il mezzo e il potere di obbedire ai suoi comandamenti e fare così la sua santa volontà; fare tutte quelle cose che Dio, direttamente o per mezzo della Chiesa, ci ha comandato o consigliato di fare o di evitare.

Di questa volontà hanno scritto gli Apostoli, esortando i fedeli a essere cauti e prudenti per non essere d’inciampo a se stessi e agli altri, ma piuttosto, di edificazione per conoscere la volontà di Dio: “Non siate perciò inconsiderati, ma sappiate comprendere la volontà di Dio” (Ef. 5,17).

Davide esprime così il suo desiderio di conoscere questa volontà per poterla adempiere: ” Insegnami a compiere il tuo volere, perché sei tu il mio Dio. Il tuo spirito buono mi guidi in terra piana” (Sal. 143,10). Domandava così di non disubbidire mai ai suoi comandamenti, ai suoi consigli, alle sue ispirazioni, e potesse sempre seguirli felicemente.

Dalla “Storia di Famiglia”: p. Ottavio Imberti

Nell’ottobre del 1703 il p. Ottavio Imberti ed altri Confratelli lasciavano Sospello, città degli Stati Sardi, perché destinati dai Superiori alle nuove Case e Collegi aperti nello Stato Pontificio tra il 1701 ed il 1703 da un altro p. Imberti di nome Giovanni Battista, pure di Sospello.

Il p. Ottavio nacque il questa città il 22 gennaio 1655. Il papà, dottore in legge, era Prefetto di Sospello. La madre si chiamava Camilla.

I Dottrinari della provincia di Avignone avevano aperto in quegli anni e precisamene il 28 giugno 1664, a Sospello un Collegio con scuole di grammatica, umanità, retorica e filosofia. Il giovane Ottavio frequentò queste scuole e nel 1672 all’età di 16 anni entrò nella stessa Congregazione.

Ordinato sacerdote percorse la Provenza nei vari ministeri, fu anche Maestro dei Novizi ad Avignone.

Giunse nello Stato Pontificio 48enne e fu il primo Superiore della Casa di S. Marino e poi di quella di Civitavecchia. Da qui verso il 1710, su invito del Principe Pamphili, passò alla direzione del Seminario di S. Agnese di Roma in Piazza Navona.

La direzione del Seminario e quella di una parrocchia, S. Nicola degli Incoronati, furono le prime attività che la Congregazione ebbe nella Città Eterna.

Imberti era un “uomo di bontà incorrotta, di non affettata pietà, prudente,modesto, di dolce tratto e di gravità manierosa”, ammirato e stimato, diresse il Seminrio per molti anni, fino a circa otto anni prima della morte, avendo poi dovuto rinunziare a motivo della salute.

Era “Accademico incolto” di Torino e “Occcupato” di Sospello.

Dal 1710 al 1721 diede alle stampe diverse opere catechistiche, frutto di esperienze nell’apostolato. Fra queste:

  • Dottrina Cristiana secondo il metodo e la pratica dei Padri Dottrinari di Avignone. Fu stampato a Viterbo nel 1710 e dedicato al Card. Santacroce, vescovo di quella città. Ebbe molte edizioni fatte in diversi tempi e in diverse città. Nel 1862 ci fu la 23° e nel 1897 in Roma ci fu una ristampa con il titolo Compendio della Dottrina Cristiana. La prima volta che venne stampata questa “Dottrina”, fu onorata delle sagge riflessioni di S. Giuseppe Maria Tomasi, cardinale teatino ed era in uso in tutte le scuole pubbliche dirette dai Dottrinari.
  • Eccellenze della Dottrina Cristiana (Roma 1711), dedicata a Mons. Annibale, Prefetto della Dottrina Cristiana in Roma.
  • Decalogo spiegato con brevità e chiarezza secondo la dottrina di S. Tommaso, Roma 1716. Un maestro in Sacra Teologia, il p. Agostino Levesi, ne dette il giudizio in questi termini “la giudico degna d’un veterano ed eminente Professore”.
  • Il metodo di studiare le scienze con la pietà e profitto proposto alla gioventù, Roma 1716, dedicato al Card. Benedetto Pamphili. Di questo, il gesuita P. Francesco Maria Guelfi scrisse: “Operetta breve ma tutto sugo e sostanza…espressioni limpide e significanti, similitudini facili ed espressive, precetti magistrali ed utili”.

Quando cominciò a sentirsi male, decise di ritirarsi nella Casa di S. Maria in Monticelli, dove morì il 4 aprile 1731.

I PP. Giuseppe Boriglioni e Giovanni Antonio Borgovini, autori anch’essi di opere catechistiche, così annotavano la sua morte nei Registri di Casa: “Si distinse per la particolare abilità, attrattiva e metodo nell’insegnare la Dottrina Cristiana, ma non meno si segnalò per le sue opere. Sempre esemplare nella povertà ed obbedienza, morì pieno di meriti”.

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