Notiziario: giugno 2010

Carissimi,
in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il relativo commento del B. Cesare, riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo il 13 giugno 2010, XI Domenica del Tempo Ordinario. Per la storia di famiglia riportiamo la prima parte dei cenni sulla figura di mons. Angelo Struffolini, dottrinario e Vescovo di Ascoli Satriano.
Un caro saluto.  
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO  LUCA (7,36-50)

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.
Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!». Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

Dagli scritti del B. Cesare

“Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola”. Il fariseo ci insegna quali persone dobbiamo invitare a pranzo a casa nostra. Tobia disse a suo figlio: “Va’, e se trovi tra i nostri fratelli deportati a Ninive qualche povero, che sia però di cuore fedele, portalo a pranzo insieme con noi” (Tb 2,2). Quanto è salutare e consolante l’invitare a pranzo con noi Gesù Cristo nei suoi membri, nei suoi poveri, per potere nell’ultimo giorno sentire il divino Giudice dire: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare” (Mt 25, 34-35).
Gesù era là a tavola in casa del Fariseo, quando “una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato”. L’evangelista non ci dice il nome della donna. Ci informa solamente che era peccatrice… Appena “saputo che Gesù si trovava nella casa del fariseo” vi andò portando con se “un vasetto di olio profumato”. Bisogna pensare lo stato miserabile in cui si trovava. Ma appena è venuta a conoscere la bontà e la pazienza di questo divino Signore, appena ha saputo che era venuto per salvare i peccatori e per riportare le pecorelle smarrite, cercando l’occasione di gettarsi ai suoi piedi, colse la prima che le si presentò. Subito, non domani, ma appena saputo. Nello stesso istante, rinunciando a tutto, impaziente di
gettarsi ai piedi di Gesù Cristo, e sapendo che il suo peccato era pubblico, ha voluto farne pubblica penitenza, né si è vergognata di manifestarla davanti a tanti. 
 Il fariseo peccò contro l’Uomo-Dio, non credendolo profeta. Peccò contro se stesso, stimandosi più degli altri. Peccò contro il prossimo, parlandone male. Da questo dobbiamo imparare a non disprezzare alcuno, anche se in passato è stato peccatore. Può darsi che uno oggi sia un grande peccatore, e domani essere un santo. Chi avrebbe potuto pensare che un Paolo persecutore della Chiesa, sarebbe in seguito diventato una solidissima colonna della stessa?… Così chi avrebbe mai detto che questa famosa peccatrice sarebbe diventata uno specchio di penitenza, un modello di virtù e una guida per i peccatori? Che cosa sarei io diventato, o Signore, senza la vostra grazia? Forse in questo momento mi troverei in qualche angolo, aspettando qualche passante per derubarlo. Chi vi ha trattenuta la mano? La vostra bontà, la vostra misericordia.
Oh peccatore, a imitazione di questa fortunata penitente, gettati a terra e piangi, perché cessi di essere miserabile. Prostrati e abbraccia i piedi del Salvatore, addolciscilo con i tuoi baci, lavali con le tue lacrime, e lavandoli, tu laverai te stesso, laverai la tua anima. Perseverando così nella santità e nella giustizia tutti i giorni della tua vita, sarai tu accolto un giorno nel santo luogo, cioè nella celeste Gerusalemme. Amen.

Dalla “Storia di Famiglia”: mons. Angelo Struffolini (1)

“Il giorno 30 marzo 1917 alle ore 18.45, in età di 63 anni, dopo lunga e penosa infermità, sopportata con edificante rassegnazione, assistito dai suoi Confratelli e munito di tutti i conforti religiosi e di una speciale benedizione del Santo Padre, placidamente rendeva l’anima a Dio il Rev.mo Mons. D. Angelo Struffolini, Arcivescovo titolare di Filippi ed ex Preposito Generale della nostra Congregazione. Requiescat in pace”. Così è annotata la morte di mons. Struffolini nel Libro dei defunti della Provincia Piemontese.

P. Angelo Struffolini nacque a Gargani di Nola (NA) l’8 novembre 1853. Attratto dalla figura del p. Cesare de Bus, conosciuto dal suo conterraneo e Preposito Generale dei Dottrinari p. Tommaso Lanza, entrò in Congregazione nel 1869. Compiuti gli studi letterari e scientifici frequentò le Pontificie Università dove studiò anche le lingue orientali: greca, armena, copta e conseguì  le lauree in Teologia e Diritto Canonico. Fu professore di Lettere in case dottrinarie, Superiore degli Studenti dottrinari e segretario della Congregazione.

Il 15 aprile 1901 Leone XIII lo nomina Vescovo delle due Diocesi riunite Ascoli e Cerignola. Venne consacrato Vescovo a Roma il 28 aprile di quello stesso anno dal cardinale Francesco Cassetta. Prese possesso delle diocesi suddette: il 6 ottobre 1901 entrò in Ascoli Satriano, ed il giorno 20 successivo in Cerignola. Il suo servizio episcopale alle due diocesi durò per quattordici anni, durante i quali ebbe modo di divulgare le nozioni di Diritto Canonico di cui era dotto. Fu prelato giusto, e volle la giustizia. Fu pio, ed il suo esempio fu guida sicura al clero ed al popolo. Fu umile e semplice, parlando il linguaggio della semplicità e della lealtà. Provvido nel consiglio, instancabile nel lavoro, compì vasta opera, feconda di bene, che impresse pagine gloriose nella storia delle due diocesi. Curò il seminario diocesano di Ascoli Satriano, i ricreatori festivi, le lunghe vicende giudiziarie per il proseguimento dei lavori di costruzione del Duomo in Cerignola, che lo videro vittorioso contro gli amministratori comunali del tempo. Molte furono le lettere pastorali che indirizzò al clero e al popolo di Ascoli Satriano e Cerignola: Del modernismo e delle ultime disposizioni disciplinari della Santa Sede l’8 dicembre 1903; Il grande nemico delle famiglie: la cattiva stampa, in occasione della quaresima del 1910, con la quale stigmatizzava l’azione deleteria della cattiva stampa sotto la triplice forma del romanzo, del giornale e dell’almanacco; La massoneria, in occasione della quaresima del 1912, con la quale metteva in guardia il popolo dal pericolo che questa setta costituiva per la comunità cristiana.

Il 1° luglio 1914, con lettera della Sacra Congregazione Concistoriale, fu onorato del titolo di arcivescovo titolare di Filippi ed amministratore apostolico di Ascoli Satriano e Cerignola.

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