Notiziario: Gennaio-Marzo 2012

Carissimi,
vi giunge il Notiziario, in forma trimestrale. Spero che possa sempre essere utile per conoscere ed amare di più il B. Cesare e la Famiglia Religiosa da lui fondata.
In questo numero, riportiamo un episodio  tratto dalla prima biografia del B. Cesare, riguardante la sua famiglia. Inoltre riportiamo un brano tolto da un’omelia del B. Cesare, riguardante il commento al cap. 8 del Vangelo secondo Giovanni. Per la storia di Famiglia riportiamo la presentazione che p. Imberti fa al Vescovo di Civitavecchia, presentando il metodo dei Dottrinari nell’insegnamento della Dottrina Cristiana. Infine, per il Movimento Familiare Dottrinario, si dà conto dell’incontro dei Referenti.
Un caro saluto.  
P. Sergio La Pegna

DALLA VITA DEL BEATO CESARE: La sua famiglia

Giovanni Battista de Bus sposato alla dama Anna de Marc, nata in Salone di Provenza, padre di tredici figliuoli, il settimo dei quali fu il nostro Cesare. “Gli altri, quanto ai maschi, furono Bernardino, Piero, Carlo, Alessandro. Bernardino, tra le altre nobili cariche, che per le armi egli ebbe assieme a Piero, fu pure Ambasciatore di Sua Maestà cristianissima, Carlo IX, presso Don Antonio, pretendente la successione del Regno del Portogallo, per il desso di Sebastiano, morto in Africa. Carlo fu canonico nella città di Salone, ed Alessandro per il suo valore salì e pervenne alle più altre cariche della Nazione Francese.
Li parenti di Cesare oltre la nobiltà del sangue risplendevano nella virtù e rendevansi riguardevoli a chiunque per l’onestà de’ costumi, per la bontà della vita e per una pietà veramente cristiana, “e tali erano nella stima di ognuno”.
Successe la di lui nascita alle tre di febbraio dell’anno 1544 in giorno di domenica festa di S. Biagio alle ore 16, sotto il Pontificato di Paolo III, e nel regno di Francesco I, Re di Francia, di gloriosa memoria.
“Tale anno è celebre e segnalato per la conclusione della pace tra questo grande Principe e l’Imperatore Carlo V, la quale pacificò tutto il resto d’Europa: ma più ancora per la prima apertura del Concilio di Trento. Coincidenza che sembra aggiungere qualche cosa all’eccellenza e raccomandazione della sua opera, che non mira ad altro che alla esecuzione dei Decreti del detto S. Concilio, in rapporto al modo d’insegnare la Dottrina Cristiana agli ignoranti e alla mistica conoscenza e pratica di essa agli altri più capaci e sufficienti”.
(Dalla prima biografia del B. Cesare scritta da p. J. Marcel – 1618)

DAGLI SCRITTI DEL BEATO CESARE

“Se persevererete nei miei insegnamenti, sarete veramente miei discepoli (Gv 8, 31-32), e conoscerete la verità, e la verità vi farà, liberi”. Con queste sante parole il Salvatore promette tre notevoli vantaggi a coloro, che saranno fedeli ai suoi insegnamenti, cioè: saranno veramente suoi discepoli, conosceranno la verità e per la conoscenza di questa saranno resi liberi.  Ma prima di andare più avanti bisogna sapere che cosa vuol dire rimanere fedeli alle parole di Gesù Cristo. Questo consiste nell’essere perseveranti nella fede, nella speranza e nella carità; consiste nel non allontanarsi dalla sua legge né con le opere, né con le parole, né con i pensieri. “Quanto amo la tua legge, Signore! Tutto il giorno la vado meditando” (Sal 118, 97), diceva Davide, e chi la ama non teme e non valuta persecuzioni, ingiurie, tormenti e la stessa morte. Sarà, dunque, fedele alle parole di Gesù chi, né a causa di promesse, di minacce, né di qualsiasi altra difficoltà che incontra, devia dalla legge divina. Preferirebbe morire mille volte, piuttosto che offendere il suo Dio, sapendo che “il peccato scava un abisso tra noi e il nostro Dio” (Is 59, 2). “Gli stessi cattivi pensieri allontanano da Dio” (Sap 1,3); non però quelli che ci vengono contro la nostra volontà, ma quelli sui quali la mente si ferma con piacere e con il consenso. Saranno dunque veramente discepoli di Gesù coloro che sono coerenti e fedeli alla Sua dottrina, e Gesù sarà il loro maestro: essi saranno il suo popolo e Lui il loro Dio. Oh! quanto è beato quel popolo che ha Dio per Signore.
Bisogna riflettere sul fatto che vi sono due specie di discepoli: quelli che lo sono solamente di nome, e gli altri che lo sono di nome e di fatto. I primi ascoltano volentieri la sua parola, e non la mettono in pratica; i secondi la ascoltano e la mettono in pratica. Quelli dunque che rimarranno fedeli alla parola di Gesù Cristo, saranno in cieli seduti alla sua mensa, godranno cioè della medesima pace, riposo e gloria del loro Maestro.
Il secondo vantaggio promesso da Gesù Cristo ai suoi veri discepoli è di conoscere la verità. Oh che gran bene è conoscere la verità! Come conoscerne il pregio, la grandezza, il valore? Conoscere la verità vale tanto, quanto il conoscere Gesù Cristo figlio di Dio (Gv 17, 3). Il Sapiente aggiunge che il conoscerlo è la perfezione della giustizia, cioè che il conoscerlo con il credergli con fede viva, attivo per la carità, questo forma il vero giusto (Sap15, 3).
Il saggio, perciò, dice San Gregorio, non si glorii della sua saggezza, né il forte della sua fortezza, né il ricco delle sue ricchezze; perché essendo tutto questo gratuito dono di Dio, soltanto in Dio si glorii e nella Sua conoscenza. Ora, conoscere Dio è vederlo in tutte le cose, e in ogni luogo ammirare il suo essere, la sua presenza, la sua potenza, la sua bontà; vedere che fuori di Gesù non vi è salvezza, né potere; né ricchezze, né gloria; vedere che senza di Lui non vi è cosa che possa soddisfare e appagare il cuore umano; vedere infine che in Lui solo si ha il possesso di tutte le perfezioni.

DALLA “STORIA DI FAMIGLIA”:  Il metodo dei Dottrinari secondo p. Imberti

Da Ottavio Imberti, Dottrina Cristiana secondo il metodo e la pratica de’ P.P. Dottrinari della Congregazione della Dottrina Cristiana di Avignon. Dedicata all’Em.mo e Rev.mo Sig. Card. Santacroce, vescovo di Viterbo e Toscanella, Viterbo 1710

Ecco i principali punti utilizzati dai Dottrinari nell’insegnamento della Dottrina Cristiana:
1. si dicono le cose con la maggior chiarezza, quanto più facilmente si capisce ciò che si insegna, tanto più facilmente si impara;
2. si fanno risposte brevi, le quali però abbracciano quanto è importante sapere, più l’istruzione è breve più s’impara con agevolezza;
3. si usa di proposito un linguaggio popolare, il quale per essere naturale spiega la verità con ogni chiarezza, è di gran giovamento alla memoria;
4. le domande si fanno brevi quanto si può, cos che ne abbia più facilità l’intelligenza e il dottrinario non parli troppo;
5. molte risposte si facciano con gli stessi termini per fai imparare con facilità;
6. non si dica niente che prima non si sia messo per molto tempo alla prova e ciò che si veduto essere troppo penoso a imparare dai ragazzi sia spiegato con modi, espressioni più chiare e popolari;
7. si divide la dottrina in capitoli, capi e paragrafi e quelli ancora si spezzano perché la pratica fa conoscere che somiglianti divisioni giovano assai sia a coloro che insegnano sia a coloro che imparano;
8. si cavano frequentemente documenti di morale dalle cose che si dicono, sia per i vantaggi che ne seguono per i costumi, sia per avezzare i giovani a fare riflessioni morali sopra le cose che ascoltano, leggono e imparano;
9. alcune cose si ripetono più volte in vari luoghi perché sono molto oscurate e ignorate, benché importantissime e necessarie per la salute.
Si comincia nel primo Capo da alcune istruzioni sopra la Dottrina Cristiana in genere, da farsi imparare e ridire di volta in volta alla Dottrina, dai giovani ai più grandi, ora uno ora due paragrafi a fine di formare nell’animo degli uditori gran concetto e stima della Dottrina Cristiana, perché freddamente si ricerca ciò che poco si stima.
Si divide la Dottrina in quattro parti, alle quali si riducono le cose che ella insegna, cioè: il Simbolo degli Apostoli, l’Orazione domenicale, i comandamenti di Dio e i Sacramenti; pertanto nel secondo capo si spiegano i misteri della fede contenuti nel Simbolo, ossia il Credo; nel terzo si spiega l’orazione domenicale, ossia il Padre nostro; nel quarto si spiegano i comandamenti di Dio; nel quinto i sacramenti; nel sesto la confessione; nel settimo la comunione; nell’ottavo la Messa; nel nono si parla in particolare del peccato; nel decimo delle virtù; nell’undicesimo, dodicesimo si danno diverse istruzioni sopra varie cose utilissime a tutti i cristiani, principalmente ai giovani.
Essendo usanza e legge nella nostra Congregazione di fare tre differenti dottrine chiamate:
- piccola per l’istruzione di piccoli;
- media per l’istruzione dei giovani;
- grande per l’istruzione di ogni persona: esercizio molto lodato e istancabilmente raccomandato alla medesima Congregazione dalla felice memoria di Paolo V: a questo fine, e a istanza di alcuni pastori d’anime,, si dal 13° capo il metodo di fare la dottrina piccola e media; essendosi stimato bene di dare altrove il metodo di fare la Dottrina grande che è una predica familiare, chiara e di molte istruzioni. Si danno nel medesimo Capo alcuni ricordi generali a chi si applica a questo sublime esercizio della Dottrina Cristiana, li quali una lunga esperienza ha fatto giudicare di grandissimo vantaggio. Padri, madri, padroni e altro faranno facilmente imparare quella dottrina ai figli, servitori e facilmente l’impareranno loro stessi, se hanno cura di farla leggere spesso e ridire colà.

“VITA DI FAMIGLIA DOTTRINARIA”: Incontro Referenti Famiglie Dottrinarie

Nel week end del 14 e 15 gennaio si è svolto a Roma per il secondo anno l’incontro dei referenti dei vari gruppi famiglie delle comunità dottrinarie italiane. In un clima di vera e profonda comunione ci siamo rincontrati con alcuni e conosciuti con altri. In particolare erano presenti all’incontro: Fabio e Monica, rappresentanti la comunità di Vittoria; Grazia e Federico, rappresentanti  la comunità di Torino; David e Serena, rappresentanti  la comunità di Salerno; Gianluca e Daniela, Antonio e Michela rappresentanti la comunità di Vigevano; Cristiana e Alessandro, Guido e Grazia, Walter e Lucia, Giacinto e Maria rappresentanti la comunità ospitante di Roma. A quest’ultima, in modo particolare va il nostro più sincero ringraziamento per la straordinaria accoglienza riservataci. Ci siamo sentiti veramente accolti. Ci siamo sentiti veramente in famiglia.
Siamo inoltre veramente contenti della presenza di David e Serena come rappresentanti del gruppo giovani famiglie di Salerno. Abbiamo colto un grande entusiasmo in loro. Siamo ovviamente un po’ dispiaciuti dell’assenza dei rappresentanti dell’altro gruppo famiglie di Salerno e del gruppo famiglie di Pontecorvo. Ci auguriamo di poterli rincontrare al più presto. All’incontro doveva essere presente anche P.Sergio, ma una improvvisa e particolarmente aggressiva influenza lo ha costretto a letto. È sicuramente stato presente spiritualmente, ma dobbiamo ammettere che ci è veramente mancato. Ha ovviato e sopperito alla sua mancanza il suo confratello P.Ottorino, a Roma per accompagnare i ragazzi che hanno partecipato nella stessa data all’incontro dottry. Di passaggio a S.Andrea, dove si è svolto il nostro incontro, si è reso disponibile a fermarsi e a partecipare. Ringraziamo anche lui per la sua generosità.

Nella prima parte dell’incontro abbiamo fatto condivisione delle nostre esperienze comunitarie alla luce dell’esperienza di San Severino Marche dell’agosto 2011 e alla luce dell’ormai definitivo foglio di identità del Movimento Famigliare Dottrinario. Ci siamo raccontati con estrema semplicità il percorso che stiamo facendo nelle nostre realtà, abbiamo condiviso le gioie, le difficoltà e le aspettative. Elemento comune a tutte le realtà è stata l’accettazione e il tentativo che si sta facendo di leggere, meditare, pregare e vivere il vangelo nella quotidianità, sfruttando il grande dono che la Chiesa ci fa nella liturgia di ogni giorno, cercando di darne anche una impostazione e una lettura “famigliare”. Si è ribadita la necessità di essere un po’ più formati da un punto di vista biblico e la necessità/desiderio di conoscere un po’ più a fondo la figura del Beato Cesare, partendo magari dalle sue parole e dai suoi scritti. Questo ovviamente richiede l’impegno e il sostegno dei nostri sacerdoti, ma anche della congregazione.

La seconda parte dell’incontro del sabato ha invece avuto come argomento la presentazione dell’incontro mondiale delle famiglie nel giugno 2012 a Milano e la proposta di una nostra partecipazione come Movimento Famigliare Dottrinario. La comunità di Vigevano si è resa disponibile ad accogliere tutte le famiglie provenienti dalla varie comunità dottrinarie nel periodo dal 1 giugno al 3 giugno. In questi tre giorni oltre a fare una forte esperienza di comunione, di condivisione e di Chiesa universale, parteciperemo anche all’incontro con il Papa a Milano. Il programma dettagliato verrà inviato ai referenti dei vari gruppi famiglie dopo l’avvenuta iscrizione all’incontro, che dovrà avvenire entro il 1° marzo 2012.

La domenica mattina è stata un altro momento molto intenso vissuto non solo tra noi famiglie ma condiviso con i ragazzi della dottry e con i padri dottrinari: la celebrazione della santa messa in Santa Maria in Monticelli. Una forte emozione vedere riunite davanti allo stesso altare  generazioni e vocazioni differenti, ma unite da quell’unico Pane e da quell’unica Parola che nutre tutte le nostre esistenze. Degna conclusione poteva non essere una preghiera davanti alle reliquie del Beato Cesare? Abbiamo offerto al nostro “padre” spirituale tutte le nostre famiglie, tutti i nostri giovani, tutti i nostri propositi, l’incontro mondiale di giugno, i nostri padri, la congregazione tutta e il suo futuro. Beato Cesare, prega per noi!

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