Notiziario: Gennaio 2010

Carissimi,
in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il commento del B. Cesare riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo nella II domenica del Tempo ordinario, il 17 gennaio 2010.

Per la storia di famiglia riportiamo cenni sulla figura di p. Silvestro Glauda, santo confessore dottrinario, morto in fama di santità.

Desidero rinnovare l’invito a visitare il sito della Postulazione: http://debus.it. Può diventare un’ulteriore occasione per conoscere il nostro Beato. Rimango sempre a disposizione per vostri suggerimenti o migliorie. Grazie.

Un caro saluto e buon anno nuovo.            

P. Sergio La Pegna
DAL VANGELO SECONDO GIOVANNI (2,1-11)

 1 In quel tempo vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. 2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3 Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno più vino”. 4 E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. 5 Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

 6 Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7 E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. 8 Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono. 9 Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo 10 e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”. 11 Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
DAGLI SCRITTI DEL B. CESARE

“Non è ancora giunta la mia ora”, disse Gesù a sua madre. Queste parole che sembrano piuttosto dure, sono però di una grande confidenza e consolazione per i buoni cristiani… Per “sua ora”, il Salvatore intende il momento stabilito  nell’eternità, nel quale doveva incominciare a inaugurare con miracoli la sua missione.

Da questo dobbiamo apprendere che siccome il nostro Dio conosce le cose che ci sono necessarie; così lui solo sa il tempo e il momento, in cui è necessario aiutarci e favorirci. Ecco perché qualche volta ritarda a esaudirci, finché non  sia giunto il tempo di donare i suoi benefici. Questi ritardi e questi rinvii scombussolano e turbano l’animo degli infermi e dei bisognosi, specialmente quando invece di ottenere quello che chiedono, capita loro tutto il contrario. Quindi vinti dalla diffidenza, non possono persuadersi di poter ottenere la realizzazione del loro desiderio, per quanto giusto e santo esso sia, non considerando che non è ancora venuta l’ora del Signore.

Noi leggiamo nel Primo Libro di Samuele (16, 10-13) che Dio comandò a Samuele di andare a ungere come re Davide, mentre il giovane era a pascolare il gregge; ma quante sofferenze e disagi dovette sopportare per molti anni, prima di entrare in possesso del suo regno!

Leggiamo nella Genesi che Dio disse ad Abramo: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome” (Gn 12, 1-2). Abramo obbedisce immediatamente a Dio, e si porta nel luogo indicato; eppure quanti anni passarono prima che Dio desse ai suoi discendenti la terra promessa? Non meno di trecento anni.

Dio rivelò al patriarca Giuseppe che lo avrebbe meravigliosamente reso grande, come appare dai sogni misteriosi che lui ingenuamente rivelò a suo padre e ai suoi fratelli. Ma quanto dovette soffrire prima di giungere alla grandezza promessa (Gn 37, 5). Fu gettato in una profonda cisterna, fu venduto come schiavo a mercanti Israeliti, fu accusato falsamente dalla sua padrona e rinchiuso in carcere per molti anni, fino a quando non si realizzò la profezia fatta al coppiere e al panettiere di Faraone.

L’arcangelo Gabriele aveva fatto capire alla Vergine che il suo figlio si sarebbe assiso sul trono di Davide, che regnerebbe sulla casa di Giacobbe, e che il suo regno non avrebbe mai fine (Lc 1, 32-33). Eppure per trentatre anni, in cui visse, avvenne il contrario nella persona di Gesù. Quanto promesso si verificò nella sua Chiesa, dopo che Maria lo vide tormentato dalla fame e dalla sete, oppresso dalle fatiche, perseguitato, tradito, flagellato e crocifisso tra due ladroni.

In tale modo si comporta il Signore anche con noi. Lui promette grandi cose ai suoi servi, ma non dice quando le darà… Pensiamo bene di Dio, e abbiamo fiducia nella sua bontà. Speriamo nel Signore, e operiamo il bene. Se lui tarda a concederci quello che ci ha promesso, oppure sembra di darci il contrario, tutto è per il nostro meglio. Quante volte la nostra anima è afflitta perché l’aiuto ritarda e vogliamo essere subito esauditi. Allora ricordiamoci di questa risposta di Gesù: non è ancora tempo.
DALLA “STORIA DI FAMIGLIA”:  P. SILVESTRO GLAUDA

Si racconta che un giorno suonò il campanello a S. Maria in Monticelli e, con grande sorpresa, il religioso che andò ad aprire la porta si trovò davanti niente meno che il nuovo papa Gregorio XVI che chiedeva di p. Silvestro Glauda per confessarsi.

Infatti Gregorio XVI, prima di essere eletto papa, era Cardinale Vicario di Roma ed aveva come confessore il p. Glauda, il quale, nella sua umiltà, quando seppe che il card. Cappellari era stato eletto Papa, non si ritenne degno di essere il confessore del Papa e quindi non si presentò, il solito giorno prestabilito, all’appuntamento. Il Papa, non vedendo arrivare il suo confessore, senza indugio andò a S. Maria in Monticelli per confessarsi e per convincere il p. Glauda a continuare il suo servizio.

Riporto di seguito le poche notizie trovate su questo dottrinario, nella speranza di poter, in seguito, raccogliere altro materiale che faccia mettere in luce ciò che egli fece e la sua spiritualità e dottrina.

Il p. Silvestro nacque a Burolo di Ivrea. Conosciuta la Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana, sentì che quella doveva essere la sua famiglia e così fu. Amò la Congregazione moltissimo fino al punto che non la volle abbandonare mai, nemmeno nei giorni più tristi delle soppressioni napoleoniche. Per il suo carattere e la sua sapienza fu il maestro e consigliere di tutti i dottrinari che lo conobbero. Guidò la Congregazione sia come padre Provinciale sia come Generale; fu anche Esaminatore Apostolico del Clero Romano, Consultore delle Congregazioni del S. Uffizio e dei Vescovi e Regolari, e Postulatore di parecchie cause specialmente quella di p. Cesare e quelle di Casa Savoia, in particolare di Maria Clotilde. Ottenne la traslazione del corpo del p. Cesare da Avignon a Roma.

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