Notiziario: Febbraio 2011

Carissimi, in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il relativo commento del B. Cesare, riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo il 13 febbraio, sesta Domenica del tempo Ordinario. Per la storia di famiglia, riportiamo un breve testo scritto da p. Renato Zacquini su p. Gino Bertan, deceduto il 10 gennaio 2011. Per la rubrica “Vita di Famiglia Dottrinaria” inseriamo il resoconto dell’incontro del 15-16 gennaio 2011 de referenti delle nostre comunità.
 Un caro saluto.  
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO  MATTEO (5, 17-37)

17Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. 18In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. 19Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli.  20Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
21Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. 22Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: «Stupido», dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: «Pazzo», sarà destinato al fuoco della Geènna.
23Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono.
25Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. 26In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo!
27Avete inteso che fu detto: Non commetterai adulterio. 28Ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel proprio cuore.
29Se il tuo occhio destro ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geènna. 30E se la tua mano destra ti è motivo di scandalo, tagliala e gettala via da te: ti conviene infatti perdere una delle tue membra, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geènna.
31Fu pure detto: «Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto del ripudio». 32Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, eccetto il caso di unione illegittima, la espone all’adulterio, e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33Avete anche inteso che fu detto agli antichi: «Non giurerai il falso, ma adempirai verso il Signore i tuoi giuramenti». 34Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio, 35né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. 36Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37Sia invece il vostro parlare: «Sì, sì», «No, no»; il di più viene dal Maligno.

Dagli scritti del B. Cesare

I Farisei digiunavano, facevano lunghe preghiere, vestivano decorosamente secondo il loro stato, pagavano le decime fino allo scrupolo, e tutto per vanagloria. Piacesse al cielo, che i cristiani, la giustizia dei quali deve essere superiore a quella dei Farisei, avessero altrettanto impegno di essere giusti davanti a Dio, quanto loro ne avevano per esserlo davanti agli uomini!
Perché la giustizia del cristiano possa piacere a Dio, bisogna che sia retta, vera, totale, discreta e perseverante.
E’ retta, quando quello che noi facciamo, riguarda direttamente Dio, abbiamo davanti agli occhi Dio solo, il suo onore e la sua gloria. Tali erano Zaccaria e Elisabetta, che “erano giusti davanti a Dio” (Lc 1, 6).
Deve essere totale, e comprendere tutte le relazioni che la riguardano, rendendo a ciascuno quanto gli spetta: a Dio l’onore come a nostro Padre, l’amore come a nostro benefattore, il timore come a nostro giudice. Al prossimo, se nostro superiore, rispetto e obbedienza; se compagno concordia e affabilità; se inferiore, correzione e sostegno.
Deve essere discreta, evitando gli eccessi, che sono sempre sbagliati. San Bernardo stimava come virtù principale e la più necessaria quella della discrezione, senza la quale tutte le altre non hanno valore, perché la sua mancanza fa tralasciare quello che si deve e fa fare molto più del dovuto.
La giustizia deve, poi, essere perseverante: invece di intiepidirsi nel conservarla, dobbiamo sforzarci di incrementarla. Come dice San Bernardo: “il giusto non dice mai basta. Lui ha sempre fame e sete della giustizia. E se lui potesse vivere per sempre, sempre cercherebbe di diventare più giusto”.
Gesù continua la sua esortazione con queste solenni parole: “Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono”. Che grande benignità! Che ineffabile amore di Dio verso di noi! Sembra che non gli importi del suo onore per amore del prossimo: lascia, dice, il mio servizio, lascia di presentarmi la tua offerta. Il sacrificio, che io domando e che mi è più gradito, è la riconciliazione con il prossimo. Non dopo che avrai fatta la tua offerta, ma prima di farla.
Approfittiamo, o cristiani, di questa amorevole esortazione.
Il Salvatore vuole che ci mettiamo d’accordo al più presto, senza aspettare domani, e mentre siamo con lui per la strada, cioè in questa vita, perché dopo non ci sarà più tempo.
Cerchiamo di vivere così virtuosamente e così santamente, da diventare lampade ardenti e risplendenti, per illuminare anche quelli che camminano nelle tenebre. Così risplendenti di buon esempio esternamente, e così ardenti di perfetta carità interiormente, possiamo offrire incessantemente al nostro Dio doni e sacrifici a lui accetti e meritevoli per noi della vita eterna. Amen.

Dalla “Storia di Famiglia”: p. Gino Bertan

Alla sera del 10 gennaio, alla Casa Serena di Varallo, ove era ricoverato da alcuni mesi per l’aggravarsi del suo stato di salute, è deceduto Padre Gino Bertan di anni 88.
Dal 1992 era stato trasferito dal Seminario di Villa Orelli alla Casa S. Antonio per prestare il suo ministero pastorale nel popoloso rione di Varallo Vecchio.
Vocazione religiosa adulta, dopo il servizio militare, aveva conosciuto la Congregazione dei Padri Dottrinari mentre lavorava a Roccapietra presso una ditta per la lavorazione dei marmi.
Entrato in Congregazione nel 1952, emette la Professione Perpetua nel 1957.  Frequenta il Seminario di Vigevano e,  nel contempo, all’Istituto Negrone collabora all’educazione dei giovani . Consacrato Sacerdote il 11. 06. 1960 viene destinato al ministero pastorale nello stato di S. Paulo in Brasile, ove sbarca il 09. 08. 1960.
Il suo è stato un vero peregrinare per i luoghi e le comunità disposti dalla  Provvidenza, sia in Brasile, ove ancora in molti ricordano la sua persona ed il suo servizio, sia in Italia, ove nei vari periodi di vacanza ha prestato servizio nelle parrocchie di Salerno, Roma, Vigevano. Rientrato in Italia dopo 30 anni di vita missionaria per motivi di salute, ha prestato servizio pastorale a S. Damiano d’Asti, a Vigevano ed infine a Varallo e a Boccioleto, piccolo centro della Valsesia.
Sull’esempio del nostro beato fondatore, P. Cesare de Bus, nei tempi liberi confezionava le Corone del S. Rosario che poi donava agli amici ed a quanti si avvicinavano a lui per la direzione spirituale. La sua devozione alla Madonna era incentrata sulla preghiera incessante. Viveva le sue giornate di sofferenze con la corona del rosario intrecciata sulla mano, offrendoli  per le vocazioni religiose e per le anime dei fedeli bisognosi di conforto e consolazione. In questi ultimi anni, impedito dalla malattia a svolgere il ministero pastorale, aveva fatto della sua camera il luogo del raccoglimento e della venerazione dei Santi suoi protettori e amici.
Con l’aggravarsi del suo stato di salute è stato ricoverato alla Casa Serena di Varallo, ove è spirato la sera del 10 gennaio.
In uno scritto, dopo un corso di Esercizi Spirituali, sembra abbia tracciato la sintesi della sua vita Sacerdotale.
Affermava: nel campo dell’apostolato si fa quanto si soffre.
Il bene è proporzionale alle sofferenze.
Il Signore tenga conto del tanto bene che ha operato.
Il rito funebre celebrato nella chiesa di s. Antonio in Varallo, con la partecipazione del Superiore Provinciale,  di molti confratelli, dei Sacerdoti della parrocchia, dei parenti e di molti fedeli, ha accompagnato la salma di Padre Gino con un ultimo saluto cristiano nell’attesa dell’incontro finale in Dio. La salma è poi stata tumulata nella Cappella cimiteriale dei Padri Dottrinari a San Damiano d’Asti.      P. Renato Zacquini

“Vita di Famiglia Dottrinaria”: Incontro referenti 15-16/01/11

Nel week end del 15 e 16 gennaio, come si era già preannunciato in un precedente notiziario, si è svolto a Roma il tanto pre-annunciato e atteso incontro tra i rappresentanti  dei gruppi famiglie delle comunità parrocchiali dottrinarie sparse per il territorio italiano.
In particolare erano presenti all’incontro:
-Fabio e Monica, rappresentanti la comunità di Vittoria;
-Cristiana e Alessandro, Guido e Grazia, Walter, Giacinto e Maria rappresentanti la comunità ospitante di Roma;
-Enzo e Roberto, rappresentanti la comunità di Pontecorvo;
-Grazia e Federico, rappresentanti  la comunità di Torino;
-Francesco e Patrizia, rappresentanti  la comunità di Salerno;
-Antonio e Gianluca, rappresentanti la comunità di Vigevano;
-P.Sergio, P.Paolo e P.Ottorino.
L’incontro aveva come scopo principale quello di cominciare a stabilire dei contatti diretti tra le varie realtà familiari presenti nelle diverse comunità dottrinarie italiane e di cominciare a conoscersi e a condividere le diverse esperienze. Si può dire che l’obbiettivo è stato realmente raggiunto. Si è creato tra i vari partecipanti un clima di comunione, di condivisone e di fraternità veramente “famigliare”.
L’incontro ha permesso innanzitutto di presentare la situazione dei gruppi famigliari nelle varie comunità. Per cui per esempio abbiamo saputo che nella Parrocchia di Fratte (SA) c’è una bella realtà di famiglie che  si incontrano periodicamente per riflettere, pregare e fare condivisione su argomenti che riguardano la quotidianità della famiglia. Le famiglie di Salerno hanno anche, soprattutto nei periodi liturgicamente forti, ritiri “famigliari” in cui, con la metodologia propria dei dottrinari, riescono a coinvolgere tutti i partecipanti e anche i bambini.
 A Roma invece abbiamo saputo esserci un gruppo di famiglie che hanno iniziato quest’anno il loro cammino, guidate da Cristiana e Alessandro, che grazie alla loro consolidata esperienza in un movimento famigliare ben conosciuto a livello nazionale (Incontro Familiare), hanno impostato il percorso tenendo in considerazione proprio i punti che sono stati inseriti nel documento di identità del “Movimento Famigliare Dottrinario”, presentato qualche mese fa: Parola di Dio e Beato Cesare.
A Vittoria abbiamo incontrato una realtà veramente profonda e radicata. Famiglie che hanno un percorso di fede intenso e molto legato alla figura del Beato Cesare e che seguono tutte le tappe della vita di famiglia: gruppi genitori del catechismo, fidanzati e giovani coppie. Ed è da queste giovani coppie che qualche anno fa è stato sostenuto e incoraggiato il gruppo denominato “PANE DELLA PAROLA” , la cui centralità era appunto la meditazione della Parola di Dio.
A Vigevano il gruppo famiglie è operativo in varie forme nella realtà parrocchiale: coro, catechismo, oratorio, ecc. Le famiglie si incontrano una volta al mese per un incontro di formazione in parrocchia e ogni domenica nelle loro case per pregare insieme il Rosario e soprattutto per leggere, pregare e meditare la Parola ascoltata durante la S.Messa della domenica.
A Pontecorvo la realtà famigliare è legata soprattutto all’impegno e alla costanza di un piccolo gruppo di famiglie che hanno voluto continuare il progetto iniziato qualche anno fa con P.Liscio. Gli incontri sono quindicinali e vertono su argomenti che riguardano le problematiche famigliari e la relazione coppia – Dio.
La realtà di Torino è un po’ più complessa. Al momento si stanno studiando modalità e forme per coinvolgere in questo progetto famiglie che in qualche modo operano nella comunità. Si è cercato di riprendere i contatti con quelle persone, ormai sposate, che avevano avuto dei trascorsi con la dottry, ma con scarsi risultati dovuti soprattutto al fatto che molti di essi sono già inseriti in altri movimenti, anche di carattere “famigliare” (vedi Equipe di Notre Dame).
Dopo la presentazione delle varie realtà comunitarie, si è spostata l’attenzione dei partecipanti sul documento di identità del Movimento Famigliare Dottrinario. C’è stato da parte di tutti i partecipanti un comune ritrovarsi nei punti in esso indicati. Soprattutto nel voler dare importanza all’incontro con la Parola e alla catechesi. Si è ritenuto importante pensare di partire proprio da questi punti per arrivare a definire in modo più preciso l’identità, e soprattutto il fine e  le modalità di concretizzazione del “movimento”.
Si è anche voluto precisare che la denominazione “Movimento famigliare dottrinario” è comunque provvisoria. Sarà lo Spirito a indicare la strada da seguire.
Al momento si è ritenuto fondamentale verificare la piena convergenza da parte di tutti i partecipanti a questo progetto, sui contenuti. Per tutti quindi è importante cominciare o continuare a rendere presente nella vita di tutti i giorni la relazione con la Parola di Dio, cercare di testimoniare il nostro essere famiglie cristiane più con l’esempio  che con le parole (diventare catechismi viventi…) e approfondire la nostra conoscenza della figura e della spiritualità del Beato Cesare, così che possa aiutarci a vivere la Parola nel nostro quotidiano famigliare.
Su queste considerazioni è nato quindi il desiderio di poter organizzare un incontro a livello nazionale, nel mese di agosto, che potesse coinvolgere tutte le famiglie delle diverse comunità dottrinarie e che permettesse così di cominciare un cammino di confronto, di condivisione e di comunione così da poter arrivare, a Dio piacendo, a definire concretamente e ufficialmente la nuova realtà nell’ambito della Congregazione dei Padri della Dottrina Cristiana. Per questo sono state proposte due possibili date: dal 29 luglio al 2 agosto oppure dal 25 agosto al 28 agosto. Il luogo è ancora da definire in base alla risposta che si avrà nelle varie comunità, ma si propenderà verso un luogo e una struttura che consenta ai partecipanti di andare incontro alla minore spesa possibile.
Invitiamo tutti gli interessati a prendere contatto nelle loro realtà parrocchiali con i referenti sopra indicati per qualsiasi chiarimento e/0 informazione.
In conclusione, si può dire che si è riscontrato un vero interesse ed un sincero entusiasmo da parte di tutti i partecipanti. La famiglia e il Beato Cesare potrebbero essere veramente una accoppiata vincente non solo per le famiglie stesse, ma anche per le comunità di appartenenza e per la società. Beato Cesare: prega per noi!
Antonio Garzia

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