Notiziario: Febbraio 2010

Carissimi,
in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il commento del B. Cesare riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo nella seconda Domenica di Quaresima il 28 febbraio 2010.
Per la storia di famiglia riportiamo cenni sulla figura di p. Andrea Barrera.
Desidero rinnovare l’invito a visitare il sito della Postulazione: http://debus.it. Può diventare un’ulteriore occasione per conoscere il nostro Beato. Rimango sempre a disposizione per vostri suggerimenti o migliorie. Grazie.
Un caro saluto e buon anno nuovo.  
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO LUCA (9, 28b-36)

In quel tempo, 28 Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. 29 Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. 30 Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia, 31 apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme. 32 Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33 Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia”. Egli non sapeva quello che diceva. 34 Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. 35 E dalla nube uscì una voce, che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo”. 36 Appena la voce cessò, Gesù restò solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

DAGLI SCRITTI DEL B. CESARE

Dirà qualcuno: Gesù non poteva celebrare questa festa, trasfigurandosi in una città e in pubblico piuttosto che su un monte e nella solitudine? Certamente sì, lui lo poteva fare; ma lui ha voluto agire così per per farci capire che quando Dio vuole dare una carezza particolare a qualcuno dei suoi eletti, lo separa dalla folla e in segreto gli parla al cuore.
Oh! quante volte ci chiama questo amorevolissimo Signore ora con ispirazioni, ora con prediche, ora con gli esempi di pie persone, per condurci sulla montagna con i suoi tre prediletti  discepoli, per donarci le sue grazie e i suoi benefici, e noi non prestiamo ascolto alla sua voce, né vogliamo separarci dalla folla…
Gesù si trasfigurò davanti ai discepoli e mostrò loro nella sua persona una bellezza indescrivibile, e uno splendore meraviglioso; come Mosè quando entrava nella nuvola, parlava con Dio, e quando ne usciva parlava con la gente. Tale bellezza e splendore, dice San Giovanni Crisostomo, manifesta Gesù ai suoi tre discepoli, perché Pietro amava Gesù, Giovanni ne era il prediletto, Giacomo l’appassionato, sarà il primo a versare il sangue per il Maestro… I tre apostoli con la visione della Trasfigurazione hanno potuto conservare la fede in Gesù Cristo quando lo videro sfigurato in croce.
Come avvenne questa trasfigurazione? Ce lo dice l’Evangelista: “Il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce”. Gesù non trasfigurò la sua natura divina, che è immutabile; ma solo la sua umanità. Il
suo volto è diventato luminoso per la maestà divina che era nascosta in lui, e per la beatitudine dell’anima, la quale si diffuse nella faccia e in tutto il suo corpo. Così niente si potrebbe immaginare di più bello e risplendente, come nel creato niente sorpassa o uguaglia lo splendore del sole.
Prima che San Pietro finisse di parlare, ecco che una nuvola risplendente avvolse i tre discepoli, mentre, scomparsi Mosè e Elia, rimasto Gesù solo, uscì dalla nuvola una voce che proclamò: “Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo!”. Questa voce del divin Padre voleva dire a San Pietro: se tu desideri di godere in eterno la felicità che hai gustata, non devi fare altro che ascoltare la voce di mio figlio: “Ascoltatelo”, perché è lui che ha aperta la strada e la porta del cielo, e con la scala della croce ha preparato i gradini per salirvi, ascoltalo, perché è la via, la verità e la vita…
Trasfiguriamoci anche noi, o direttissimi, rinnovandoci nel nostro spirito… Sacerdoti, padri di famiglia, superiori, con la vostra condotta edificante siate luce e stimolo per gli altri, perché sul vostro esempio si allontanino dal male e pratichino il bene… Trasfiguriamoci nel tempo per essere trasfigurati nella eternità. La vita presente di tutti noi sia, per quanto possibile, conforme alla vita di Gesù Cristo, affinché otteniamo una somiglianza con lui nell’altra…
“Ascoltatelo!”.

STORIA DI FAMIGLIA: P. ANDREA BARRERA

Il 20 luglio 1851 S. Giovanni Bosco pose le fondamenta della sua prima chiesa di S. Francesco di Sales a Torino e, per la posa della prima pietra, si rivolse al dottrinario p. Andrea Barrera. Inoltre, nelle “Memorie biografiche di don Bosco” per due volte si fa riferimento ai discorsi tenuti dal p. Barrera a Valdocco, in occasione di una festa mariana. Il giornale cattolico “L’armonia” del 26 luglio 1850 facendo la cronaca di uno dei due incontri dice “Come tutti furono radunati, il benemerito p. Barrera, con quel suo chiaro e fervido dire che illumina le menti e rapisce i cuori, li intratteneva intorno al prezioso dono…”.
Il p. Barrera nacque a Carrú (Cuneo) il 26 marzo 1802. Ancora giovane conobbe ed ebbe come guida a Roma S. Gaspare del Bufalo, Fondatore dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Questi lo esortò, racconta lo stesso Barrera, ad abbracciare l’Istituto della Dottrina Cristiana. Molti anni dopo lo stesso p. Barrera deporrà al Processo Informativo per la canonizzazione di Gaspare del Bufalo. Dal 1828 al 1835 p. Andrea fu insegnante di Retorica nel Collegio di S. Marco a Pontecorvo; dal 1835 al 1842 vice parroco a S. Maria in Monticelli a Roma ; dal 1842 al 1848 Procuratore Generale della Congregazione e dal 1849 al 1851 fu Consigliere Provinciale.
Il 9 aprile 1855 fu aggregato alla Provincia Piemontese, nata nel 1842, e fu destinato come professore ed educatore nel Collegio di Ivrea. Qui chiuse la sua vita terrena il 2 aprile 1879. Nella lettera che scrisse il Padre Provinciale Piemontese, il p. Giovanni Battista Rovea, afferma: “Padre Andrea Barrera aveva ricevuto da Dio tali doni per la predicazione che, appena si presentava al popolo non aveva che da aprire la bocca e stendere le braccia per conquistare l’uditorio. Con la voce grave e sonora, con il suo gestire animato, se parlava dei giudizi di Dio atterriva e commuoveva alle lacrime i peccatori più induriti, se ricordava le misericordie della Madre Divina innalzava tutti alle speranze eterne. Le Sacre Missioni ed il Mese Mariano erano le sue più consuete fatiche”.
Durante la sua permanenza a Roma il p. Barrera fu un oratore molto ricercato. Predicò molte Quaresime ed Avventi in diverse chiese della città. S. Vincenzo Pallotti, fondatore della Pia Societá delle Missioni, invitò il p. Barrera a predicare nell’Ottavario dell’Epifania, per diversi anni nella maestosa chiesa di S. Andrea della Valle. Nell’ultima sera dell’Ottavario del 1847 era presente anche il papa Pio IX. Inoltre il p. Barrera viene ricordato per la devozione che portava alla Madonna. P. Pellissieri, parroco di S. Marco in Pontecorvo, scrive in una lettera del 1830: “Per il lodevolissimo impegno del Rettore p. Meloccaro e per lo zelo del p. Barrera questa nostra chiesa parrocchiale va sempre più acquistando lustro e concorso per riguardo della Vergine SS. Addolorata ed Ausiliatrice”. Una devozione che continua a permanere ancora oggi a Pontecorvo.

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