Notiziario: Dicembre 2011

Carissimi,
in questo numero, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il commento del B. Cesare riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo nella S. Eucaristia della Notte di Natale.
Per la storia di famiglia, riportiamo la terza parte del racconto dell’unione dei Dottrinari di Francia con la Congregazione fondata da p. Romanelli.
Un caro saluto.  
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO  LUCA (2,1-14)

1 In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città. 4Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. 5Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. 6Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
8C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. 12Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». 13E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».

DAGLI SCRITTI DEL B. CESARE

Per comando di Cesare Augusto fu pubblicato un Editto, con il quale si ordinava che si facesse il censimento di tutto l’impero. Per obbedire al comando dell’imperatore, Giuseppe con la sua sposa Maria Santissima partì dalla Galilea, da Nazareth, dove abitava, e si recò nella Giudea, e precisamente nella città di Davide, chiamata Betlemme, dove era nato, e dichiarando di essere discendente della casa e della famiglia di Davide, fece registrare il suo nome e quello della sua sposa… Per l’editto di Cesare Augusto, anche se la Vergine Maria si trovasse vicina al parto, non badando agli incomodi del suo stato, l’inclemenza della stagione, la lunghezza del viaggio, e mirando soltanto al merito dell’obbedienza, cammina intrepida e amante, senza curarsi delle pene che soffre. E benché portasse nel suo seno il Re dei re, e il Signore dei signori, seguendo la sua abituale umiltà, obbedisce all’Editto di Cesare. Piacesse a Dio che noi fossimo così obbedienti ai comandamenti di Dio, come la Madre di Dio fu obbediente al comando dell’uomo, e che noi ci dessimo tanto da fare per farci iscrivere in cielo nel libro della vita, come fece la Vergine gloriosa nel farsi scrivere in terra…
Ora mentre i due fortunati sposi erano in Betlemme, “si compirono per lei i giorni del parto” (Lc 2, 6); giunse cioè l’ora felice, e da tanti secoli attesa, l’ora in cui questo nuovo Adamo doveva fare il suo ingresso nel mondo, l’ora che tanto sospiravano tutti i buoni.Luca poi prosegue: “Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia” (Lc 2, 7). Questa annotazione desta veramente grande e normale meraviglia. Che cosa causerà meraviglia più grande, del fatto che il Creatore e Provveditore di tutte le creature cerca l’alimento per la vita dal petto di una sua creatura, e mentre riempie di sé il cielo e la terra, è confinato tra gli angusti limiti di una povera capanna? Questa è ineffabile umiltà di un Dio, e estrema povertà; l’una e l’altra oltre ogni esempio, e meritevole della nostra imitazione. Se noi riflettiamo bene, come è necessario che Gesù Cristo venendo nel mondo volle nascere in una stalla e riposare in una mangiatoia, noi noteremo che la divina Sapienza in quei luoghi, seduta come su una cattedra, ha voluto insegnarci la più bella e sublime dottrina. E prima di tutto nella stalla ci insegna che lui volle nascere in quel luogo così infimo, per comunicarsi più facilmente a tutti, e anche i poveri avessero più facile accesso a lui, perché per loro era specialmente venuto.
Ecco, o cristiani, il mistero della nascita di Gesù Cristo, che dobbiamo avere sempre davanti agli occhi, e imprimere nella nostra mente, affinché contemplandolo, impariamo la pazienza nelle nostre sofferenze. Ringraziamolo, intanto, giorno e notte per un così grande beneficio, perché Lui è disceso dal cielo in una stalla per innalzarci dalla stalla, nella quale ci trovavamo, e collocarci in cielo.

Dalla “Storia di Famiglia”: L’unione fra i Dottrinari e l’opera di p. Romanelli (3)

Nel 1725 Benedetto XIII, desiderando favorire lo sviluppo delle istituzioni della Dottrina Cristiana, di sua iniziativa e autorità, con il consenso degli interessati, unì la Congregazione di Napoli a quella di Avignone. Ecco come si esprime il Sommo Pontefice nel Breve di unione: “Fin da quando eravamo Cardinale, avevamo più volte pensato che, se si fossero unite la Congregazione della Dottrina Cristiana di Avignone e quella di Napoli, si sarebbero non poco avvantaggiate ambedue, con profitto degli individui sia riguardo alla pietà che allo studio, perciò non appena fummo elevati all’apice dell’Apostolato ci siamo adoperati per questa unione che speriamo proficua al Regno Cristiano”. Il sogno di p. Romanelli si realizza così dopo oltre cento anni dalla sua morte infatti le due Congregazioni, come vedremo più avanti, avevano un apostolato simile. Ciò sarà provvidenziale anche per i Dottrinari francesi, in quanto permetterà loro di radicarsi in Italia, resistendo alla bufera della Rivoluzione Francese.
Avuto il consenso delle due Congregazioni, il Papa distaccò dalla Provincia di Avignon tutti i collegi situati al di qua delle Alpi e cioè le case di Fermentino, Ronciglione, Civitavecchia, S. Martino, Sospello, Ivrea, i seminari di Bevagna e Spoleto e, nel 1726 la casa di S. Maria in Monticelli e le unì alle case della Congregazione di Napoli che si trovavano a Laurito, Lauriano, Sorbo, S. Giovanni in Galdo e Caserta, formando così la Provincia Romana. Inoltre decise che p. Cesare fosse riconosciuto unico fondatore della Congregazione, denominata dei “Chierici Secolari della Dottrina Cristiana di Avignone”. Così la Congregazione aveva quattro Province: avignonese, tolosana, parigina e romana. Per il governo della nuova Provincia, Benedetto XIII volle che si eleggesse un Provinciale, che fu p. Giovanni Massiera e poiché il Superiore Generale risiedeva a Parigi, costituì Vicario Generale p. Gaetano Ciuffi e gli diede come Assistente p. Domenico Moriglioni. Il Vicario Generale doveva essere eletto ogni sei anni dal Capitolo della Provincia Romana, riceveva l’autorità dal Superiore Generale e partecipava al Capitolo Generale di Francia. Inoltre la Santa Sede stabilì che:
- la Provincia Romana può inviare al Capitolo Generale di Francia il Vicario Generale o, in sua assenza, il Provinciale o un Assistente Generale, oppure può farsi rappresentare da un padre francese;
- il Preposito Generale, durante il suo sessennio,potrà visitare una sola volta la Provincia Romana, o farla visitare da un individuo della stessa Provincia, purché rivesta qualche carica e la visita non duri più di sei mesi;
- l’elezione del Vicario Generale e del suo Consiglio sarà solo notificato al Preposito Generale;
- la Provincia Romana, senza vere prima avvertito il Preposito Generale, non potrà inviare alla S. Sede alcuna domanda che riguardi tutta la Provincia o tutta la Congregazione. Lo stesso si deve osservare in caso dell’erezione di una nuova Provincia in Italia.
Così la Provincia Romana, pur essendo una Provincia della Congregazione come le altre, ebbe un governo tutto particolare ed autonomo, che allora parve un accomodamento voluto dalle circostanze di fatti ed, in seguito, si rivelò una vera Provvidenza perché fu lo strumento con cui la Congregazione fiorì in Italia e quando la bufera della Rivoluzione Francese distrusse la Congregazione in Francia, la Provincia Romana continuò a sussistere senza risentire troppo il contraccolpo francese.