Notiziario: aprile 2010

Carissimi,
questo numero del Notiziario è un po’ particolare. Infatti il 15 aprile celebreremo la festa del B. Cesare nel suo 403° anniversario dalla morte.
In occasione dell’Anno sacerdotale, desidero dedicare questo numero del Notiziario al B. Cesare, Maestro della Parola, Ministro dei Sacramenti e guida della comunità.
Un caro saluto e Buona Pasqua.  
P. Sergio La Pegna

P. Cesare e l’Anno Sacerdotale

Il 15 aprile 2007, giorno in cui si commemorava il quarto centenario della morte del B. Cesare de Bus, l’Arcidiocesi di Avignon ha celebrato, in una maniera solenne nella “festa della santità”, questo suo figlio, “onore del presbiterio diocesano”, come lo definì, nella sua omelia, l’Arcivescovo di Avignon Mons. Jean-Pierre Cattenoz..
Mons. Pierre Amourier, per molti anni appassionato Vicepostulatore della Causa di Beatificazione di p. Cesare, afferma spesso che il Nostro Beato è un vero modello di vita sacerdotale in quanto, profondamente unito nella vita di preghiera con il Signore, ha saputo mettere a Suo servizio tutti i doni che, a sua volta aveva ricevuto da Lui.
Nel 1581 o 1582, Cesare fu ordinato sacerdote nella Cattedrale di Cavaillon.La sera dello stesso giorno, predicò nella Chiesa dei Do¬menicani. Accorsero tutti i cittadini ad ascoltarlo e si meravigliarono grandemente per la sua abilità nell’annunciare le verità evangeliche. Oltre alla predicazione si dava al ministero del confessio¬nale, all’assistenza degli ammalati e a quello che sarà il suo apostolato specifico, l’insegnamento del catechismo a tutti i ceti in forma chiara e avvincente, preparato con lo studio e la preghiera. Conduceva una vita così edificante, che predicava con più eloquenza con il suo esempio delle sue stesse prediche.
Racconta il p. Larme, nella sua deposizione giurata al Processo di Beatificazione di p. Cesare: “Il giorno della mia ordinazione sacerdotale, prima di uscire di casa mi recai dal P. Cesare per ricevere la benedizione. Egli mi benedisse e poi aggiunse: “Vorrei che tu gustassi la medesima gioia che io provai quando divenni sacerdote. Infatti, appena udii il Vescovo esclamare: “Ricevi lo Spirito Santo”, il mio cuore si commosse tanto che mi sentii inondato da una felicità inesprimibile. Allora scoppiai in lacrime. Piangevo così a dirotto che alcuni dei presenti mi deridevano. La verità è che ebbi la capacità di trattenere il pianto per l’intensa gioia che provavo”.

Il B. Cesare maestro della Parola

I presbiteri, nella loro qualità di cooperatori dei Vescovi, hanno anzitutto il dovere di annunziare a tutti il Vangelo di Dio, affinché (…) possano costruire e incrementare il Popolo di Dio (PO 4). Il predicatore per primo deve sviluppare una grande familiarità personale con la Parola di Dio, dev’essere il primo “credente” nella Parola, in piena consapevolezza che le parole del suo ministero non sono “sue”, ma di Colui che lo ha mandato (Pastores dabo vobis 26). Esiste quindi un rapporto essenziale tra orazione personale e predicazione. Dalla meditazione della Parola di Dio nella preghiera personale dovrà anche sgorgare spontaneamente il primato della testimonianza della vita, che fa scoprire la potenza dell’amore di Dio e rende persuasiva la sua parola.
In sintesi il presbitero, come maestro della Parola, è chiamato ad avere familiarità personale con la Parola di Dio, a meditarla nella preghiera personale, a testimoniarla nella propria vita quotidiana.
Il B. Cesare ha vissuto il suo sacerdozio in questa profonda convinzione. Tutta la vita di p. Cesare ruota attorno all’ascolto. Diceva Antonietta Reveillade: “Dio vi parla e voi non l’ascoltate”… Ma ad un certo punto Cesare comincia ad ascoltare e da lì inizia un cambiamento fondamentale della sua vita. Egli si è nutrito della Sacra Scrittura, ne ha fatto l’oggetto della sua meditazione e contemplazione. In tutte le opere attribuite a lui troviamo moltissime citazioni bibliche. Per il de Bus, “ascoltare la Parola” vuol anche dire comprenderla, amarla, credere in ciò che Essa annuncia e metterla in pratica; in essa si trova la forza ed il coraggio per vivere serenamente il pellegrinaggio terreno. La Parola di Dio interroga primariamente colui che la proclama, perché anch’egli ne tragga frutto per la propria crescita spirituale. Il tutto viene ben sintetizzato nel discorso di fondazione della Congregazione, nel quale afferma: “Annunciamo questa Parola, insegniamo questa Dottrina, consacriamoci a questo esercizio e noi saremo Angeli di Luce! È vero che noi non lo saremmo che a metà, se diffondessimo la luce con le nostre parole e, nello stesso tempo, le tenebre con gli atti. Tutto in noi deve catechizzare; il nostro stile di vita sia così conforme alle verità insegnate da essere un catechismo vivente”. La Bolla emanata da Paolo VI in occasione della beatificazione afferma: “Il ministero della parola, cioè tutta l’istituzione cristiana si nutre salutarmene e santamente progredisce con la Sacra Scrittura (DV 24). Questa asserzione del Concilio Vaticano II mirabilmente spiega lo zelo e il metodo apostolico del Servo di Dio Cesare de Bus e fondatore della Congregazione dei Preti della Dottrina Cristiana, che nutrì la mente con un quotidiano alimento della Sacra Bibbia”.

Il B. Cesare Ministro dei Sacramenti

Afferma il documento della Congregazione per il Clero che le celebrazioni sacramentali, nelle quali i presbiteri agiscono come ministri di Cristo, costituiscono momenti cultuali di singolare importanza nei confronti della nuova evangelizzazione. Per tutti i fedeli, ma soprattutto per quelli abitualmente lontani dalla pratica religiosa, che partecipano tuttavia con una certa frequenza alle celebrazioni liturgiche a motivo di eventi familiari o sociali (battesimi, cresime, matrimoni, ordinazioni sacerdotali, funerali, ecc.), queste occasioni sono diventate ormai gli unici momenti effettivi per la trasmissione dei contenuti della fede. L’atteggiamento credente del ministro, continua il documento citato, dovrà comunque abbinarsi anche « con una eccellente qualità della celebrazione, sotto l’aspetto liturgico e cerimoniale »: non certo rivolta a cercare lo spettacolo, bensì attenta a che veramente l’elemento « umano sia ordinato e subordinato al divino, il visibile all’invisibile, l’azione alla contemplazione, la realtà presente alla città futura verso la quale siamo incamminati ».
In particolare desideriamo porre l’attenzione su due sacramenti importanti: la celebrazione eucaristica e la riconciliazione.
Sappiamo quanto amore ed attenzione il B. Cesare ha consacrato a questi due sacramenti.
Riguardo all’Eucaristia, P. Cesare aveva una grandissima devozione al SS.mo Sacramento. Affermava che avrebbe preferito subire la perdita della cosa a lui più cara piuttosto che tralasciare la celebrazione anche una sola volta; al riguardo commentava: “Mi meraviglio e non riesco a capire come alcuni possano sentire noia nella celebrazione di questo mistero ricco di così grandi ed inesprimibili consolazioni. La mia devozione nel celebrare la Messa aumentava di giorno in giorno, ero inondato da una dolcezza sempre nuova” . Grande è stato il suo dolore quando, a causa della cecità progressiva, non poté celebrare più l’Eucaristia ma continuò a riceverla con grande devozione fino alla fine. Il suo amore all’Eucaristia, p. Cesare lo manifestò anche nell’Adorazione. All’inizio del suo ministero sacerdotale, si ritira per circa due anni in un piccolo eremo intitolato a S. Jacques, su una collina prospiciente Cavaillon. Qui, di sua mano, apre una finestrella attraverso la quale, dalla sua stanza, può contemplare, anche quando è in camera, il SS.mo Sacramento presente nel Tabernacolo. In questa stessa camera vi era una piccola finestra che dava su Cavaillon, ciò gli dava la possibilità di portare nella preghiera le gioie e le sofferenze del popolo.
Riguardo al Sacramento della Riconciliazione,già all’inizio del suo cammino di conversione, volle fare una confessione generale con p. Pequet. Il suo confessore divenne anche una guida spirituale per lui. P. Cesare considerò questo Sacramento,  come un prezioso aiuto nel suo cammino di santità.
Consapevole di questo, il nostro Beato dedicò molto tempo al ministero della Riconciliazione e volle che questo ministero fosse praticato con tanto amore anche dai primi dottrinari. Le prime Regole della Congregazione, scritte vivente il Fondatore, pongono come uno dei ministeri fondamentali dei dottrinari l’ascolto delle Confessioni.

Il B. Cesare guida della comunità

Il documento emanato dalla Congregazione per il Clero afferma che i sacerdoti devono considerarsi come segni viventi e portatori della misericordia, che non offrono come propria, bensì come dono di Dio. Sono anzi servitori dell’amore di Dio per gli uomini, ministri della misericordia.
Il B. Cesare è stato un segno vivente ed un portatore entusiasta della misericordia di Dio. Nella sua conversione è stato toccato da Dio, Amore che perdona. Egli sperimentò nella sua vita cosa vuol dire essere perdonato da Dio; ricominciare il cammino della vita abbandonandosi nelle mani di Dio, fidandosi ciecamente di Lui. Questa fiducia totale in Dio è basata sulla misericordia che Egli ha mostrato nella missione salvifica di Cristo, morto in croce per riscattarci dal peccato. La scoperta della realtà salvifica della croce, porta p. Cesare ad avere una profonda devozione per la Passione di Gesú e al desiderio di condividere e partecipare agli altri questo grande amore di Dio per gli uomini. Affermava il nostro Beato: “Fissate gli occhi sopra il Crocifisso e conoscerete quanto Dio vi ha amato. Grande è l’amore dell’amico verso il suo amico, della sposa verso il suo sposo, della madre verso il suo figlio; ma l’amore del nostro Dio supera di gran lunga tutti gli amori. Per questo motivo è giusto, ragionevole e santo il comandamento: “amerai il Signore Dio tuo” .
Continua il documento citato che «lo scopo essenziale della loro azione di pastori e dell’autorità che viene loro conferita » è quello di « condurre al suo pieno sviluppo di vita spirituale ed ecclesiale la comunità loro affidata ». Il B. Cesare si dedicò totalmente alla sua Chiesa locale, amando tutta la gente che incontrava. Possiamo affermare che la sua esperienza della Misericordia di Dio, il suo nutrirsi della Parola di Dio e la sua devozione alla Madonna trovarono la concretizzazione nell’insegnamento della Dottrina Cristiana e “nell’esercizio della carità”.
 In un periodo di miseria materiale e spirituale il de Bus è convinto che il modo migliore per “arrestare i mali presenti ed impedirne che ne nascano di peggiori”, è l’insegnamento della Dottrina Cristiana. Fare catechismo non viene da lui inteso come una “lezione”, ma come “esercizio”, praticamente come una testimonianza che coinvolge totalmente il maestro ed il discepolo; l’esercizio è una formazione, un’educazione alla fede, tende cioè a far sì che il discepolo incontri, nella fede e nell’amore, Gesù Cristo. L’insegnamento della Dottrina Cristiana doveva rispondere a due dimensioni fondamentali e complementari: la fedeltà a Dio e la fedeltà all’uomo. Fedeltà a Dio nel senso che la Parola non è proprietà della Chiesa e del catechista, ma dono del Signore che va dunque accolta con fede. Trasmettere la dottrina della fede significa dunque essere fedeli al deposito della rivelazione e non transigere in argomentazioni troppo personali e interpretazioni parziali che non corrispondono a quanto Dio ha voluto rivelare e a quanto il Magistero della Chiesa autorevolmente interpreta e consegna ai fedeli. Fedeltà all’uomo: il B. Cesare insegna che ogni ragazzo, giovane e adulto, necessita di una catechesi specifica, differenziata nel metodo perché la Parola di Dio possa apparire veramente una risposta ai suoi interrogativi e alle sue domande ed esigenze di verità e di vita. Ecco in sintesi cosa il B. Cesare chiede ai suoi figli spirituali, ma anche questo consiglio può essere esteso a tutti i sacerdoti: “Noi dobbiamo credere alle verità del Simbolo con una fede capace di trasportare le montagne, pregare le domande del Padre Nostro con una speranza che non sarà mai delusa, praticare i Comandamenti del Decalogo con un amore forte come la morte, duro come l’Inferno; infine noi dobbiamo ricevere e amministrare i Sacramenti con una purezza degna di quell’acqua che zampilla per la vita eterna e della quale essi sono fonte e canale” . In questi quattro verbi utilizzati dal Beato si sviluppa tutta la vita del sacerdote: credere, pregare, praticare e amministrare. Credere in una maniera forte, anche fino alla persecuzione e al martirio; pregare, vivendo in una profonda comunione con Dio, sempre; praticare i Comandamenti, cioè “essere catechismo vivente”, mettendo in pratica quello che si afferma con le parole; amministrare i sacramenti con quella generosità e disponibilità che è stata degli Apostoli e dei Santi.

Il B. Cesare de Bus ha vissuto tutto questo in modo profondo e senza compromessi.

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