Notiziario: Dicembre 2010

Carissimi, in questo mese, il brano della Parola di Dio su cui pregare, meditare e condividere, ed il relativo commento del B. Cesare, riguardano il brano del Vangelo che ascolteremo l’8 dicembre, Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria. Per la storia di famiglia, riportiamo la prima parte dei cenni di vita riguardante p. Giuseppe Giacobbe, primo parroco di Gesù Nazareno in Torino. Per la rubrica “Vita di Famiglia Dottrinaria”, accogliamo una bella testimonianza da Vittoria (RG).
 Un caro saluto.  
P. Sergio La Pegna

DAL VANGELO SECONDO  LUCA (1, 26-38)

In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.

Dagli scritti del B. Cesare

Dio mandò il suo Angelo a una Vergine e sposa… Dove si trovava la Vergine Maria quando si presentò a lei l’Angelo Gabriele? Non fuori casa, non a passeggio, dice Sant’Ambrogio; ma piuttosto nella solitudine e nel silenzio della sua casetta, pregando Dio suo Padre con confidenza e nel raccoglimento. Nella sua casetta lei leggeva le Sacre Scritture, studiava i Profeti, e meditava giorno e notte la legge del Signore. Ripeteva sovente, nello slancio del suo fervore: quando sarà, o mio Dio, che verrai a visitare il tuo popolo?
Ben a ragione ha potuto dire il Crisostomo, che l’Angelo la trovò non mentre era in gita e fantasticava, ma ritirata e dedita alla contemplazione. Siccome non cercava la gloria presso il mondo, trovò grazia presso Dio.
Maria fu salutata dall’Angelo “piena di grazia”, cioè arricchita della pienezza di tutti i doni di grazia, per i quali si era resa la più grata e la più accetta a Dio. E aggiunse: “il Signore è con te”; perché abitava in Lei come nel suo tempio santo ed eletto, e l’aveva ricolmata dei suoi beni, e perciò benedetta con ogni genere di benedizioni sopra tutte le donne di ogni età. Noi leggiamo che molti santi sono stati ripieni da Dio di grazia, ma in modo differente: siccome c’è la pienezza di sufficienza, di abbondanza, di eccellenza e di sovrabbondanza.
Alle assicurazioni dell’Angelo risponde la Vergine con altissima e umilissima obbedienza. Obbedienza tanto elogiata dai Santi Padri e messa in contrasto alla disobbedienza della prima donna: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38).
L’Angelo le aveva detto come avrebbe dovuto diventare Madre, ma questo sorpassava infinitamente i limiti della ragione umana, e sebbene conoscesse quante pene e sofferenze avrebbe dovuto sopportare, per questa divina maternità, durante la futura passione del suo figlio, tuttavia non discusse, non esitò, ma credette e diede docile il suo volontario consenso, che rallegrò il cielo e ridonò la felicità a tutta la terra. Dopo questa risposta di umile consenso e di ardentissimo desiderio, sparito l’Angelo, il Verbo di Dio si incarnò in Lei per opera dello Spirito Santo. “Il Verbo si fece carne” (Gv 1, 14). Ora, dove troveremo tra i cristiani una umiltà così alta e così profonda che non ceda minimamente agli onori e non si esalti per qualche elogio che sente per le sue qualità? Non è piccola virtù l’umiliarsi quando uno è disprezzato e vive nella abiezione; ma è una virtù molto rara il conservarsi umile, quando siamo onorati e esaltati.
Oh ammirabile umiltà di Maria, esclama Sant’Agostino, oh vera umiltà, che partorì un Dio agli uomini, donò la vita ai mortali, aprì il paradiso ai figli di Adamo e liberò le anime dalla schiavitù. Se gli uomini conoscessero il valore di questa virtù, oh come la abbraccerebbero con tutto il cuore! Infatti, cercate quanto volete, ma non riuscirete mai a trovare alcuna cosa così di valore e così preziosa quanto l’umiltà, per mezzo della quale soltanto si acquista la grazia e la gloria di Dio.
O gloriosissima Vergine, che per la tua profonda umiltà hai fatto abbassare i cieli e attirato l’altissimo Dio dal cielo in terra. O immacolata Signora, la cui bellezza è stata desiderata dal Re dei re, e che tra tutte le vergini sei stata eletta madre di Dio, noi ti preghiamo di ottenerci, che il tuo e nostro Dio venga e rimanga continuamente nelle anime nostre con la sua grazia. Amen.

Dalla “Storia di Famiglia”: p. Giuseppe Giacobbe

“Penso sempre a P. Giacobbe con profonda ammirazione. Non era soltanto una persona, ma era un’opera, era un’istituzione!”. Così diceva di lui il Rettor Maggiore dei Salesiani, don Pietro Ricaldone.
P. Giacobbe certamente è stato un religioso che molto si prodigò per la stabilità della Congregazione, per garantirle un futuro non meno glorioso del passato. Grande opera su cui spese molte energie fu la costruzione della chiesa di Gesù Nazareno, convinto del fatto che “se noi prepariamo una degna Casa a Gesù Nazareno in terra, Egli ci preparerà certamente un alloggio in Paradiso”.
Originario di un paese che diede i natali a diversi Padri Dottrinari, S. Benigno Canavese, p. Giuseppe nacque il 19 gennaio 1856. Frequentò le Scuole elementari municipali, allora rette dai Padri Dottrinari. Affascinato dalla vita di questi Religiosi, nel 1870 entrò nel Collegio di Cortemiglia e nel 1873 a Sospello, sotto la guida del p. Celestino Boini, cominciò l’anno di Noviziato. Il 24 Settembre 1881, festa di N.S. della Mercede, ricevette l’ordinazione sacerdotale. I primi anni di sacerdozio li dedicò allo studio, in particolare alla Regia Università di Torino e all’insegnamento in Scuole della Congregazione. Ma i tempi erano duri per i religiosi: le leggi giacobine, l’incameramento dei beni dei religiosi da parte dello Stato, la soppressione religiosa. I vecchi padri della Provincia Piemontese, superstiti della soppressione religiosa, avendo dovuto chiudere diverse Case, fra cui il Collegio di Sospello, decisero di impiegare gli ultimi risparmi nell’acquisto di una Casa a S. Damiano d’Asti. In questa Casa, di proprietà dei Conti Nuvoli, nel 1870 era avvenuto l’incontro fra S. Giovanni Bosco ed il futuro card. Gamba, ragazzino che il Santo aveva accolto nel suo oratorio a Valdocco. Nel 1885 p. Giacobbe fu nominato Vice Rettore di questo nuovo Collegio. Negli anni della sua permanenza a S. Damiano, p. Giacobbe intuì che questo Collegio poteva diventare il punto di partenza per una fioritura di vocazioni non solo a vantaggio della Provincia Piemontese ma dell’intera Congregazione, solo che si guardasse alle sue origini, al suo Fondatore e a cosa mirasse nell’istituire nella Chiesa una nuova Famiglia religiosa. Così p. Giacobbe edificò a S. Damiano una bella chiesa dedicata alla Vergine Addolorata, patrona principale della Congregazione; inoltre, nella medesima chiesa volle edificare un altare dedicato a S. Michele, per mantenere vivo il ricordo della fondazione della Congregazione: il giorno della festa di S. Michele, 29 Settembre 1592. A fianco alla Chiesa fece ristrutturare il palazzo per farne la Casa di Noviziato. Qualche anno dopo, nel 1895, i Padri acquistarono un Convento dei Frati Cappuccini a Craviano e p. Giacobbe si prodigò perché tale Casa divenisse la sede del postulantato della Provincia e per mantenere vive le feste tramandate dalla tradizione francescana come la festa della Porziuncola.  (continua)

“Vita di Famiglia Dottrinaria”: “Il Movimento Famigliare Dottrinario”

I genitori devono istruire i loro figli più con l’esempio che con le parole, perché l’esempio ha più efficacia delle parole. Come volete che i vostri figli preghino la mattina e la sera, se voi mai ne date l’esempio? Come volete che vivano cristianamente se, considerando la vostra vita essi non vedono neppure una sola azione fatta con spirito cristiano?>> (Beato César de Bus)
Con questa bellissima frase del Beato Cesare, noi famiglie dottrinarie di Vittoria abbiamo sentito forte l’esigenza di formarci, crescere, condividere e portare anche fuori l’amore di Dio! Siamo tutti, famiglie dentro una grande famiglia, la parrocchia, che ci accoglie e ci unisce in un solo amore, quello della Parola!
Molti di noi sono catechisti, ma alcuni si sono dedicati e occupano gran parte del loro tempo alla “famiglia”, dalla sua nascita, alla formazione e all’intraprendere un cammino vero e proprio di spiritualità con i bellissimi esempi che ci ha lasciato il Beato Cesare. Se prima di tutto noi non diamo l’esempio ai nostri figli, come possiamo pretendere, che nostro figlio impari a pregare, perdonare e amare?
La famiglia come ci ha anche suggerito il Papa Benedetto XVI è l’ambito privilegiato dove ogni persona impara a dare e ricevere amore. Le famiglie sono chiamate a vivere quella qualità dell’amore che scaturisce dall’unica fonte dalla quale proveniamo: CRISTO GESU’! Per questo motivo noi famiglie di Vittoria, sentiamo come desiderio di voler camminare e crescere in quest’amore, perché sappiamo bene che l’unico Amore che ci unisce e ci fa camminare lieti sia nella vita di tutti i giorni sia nei momenti più dolorosi della vita è Dio.
A questo proposito ci stiamo adoperando a formare le famiglie nascenti, quindi i fidanzati, che cerchiamo di coltivare con i corsi, con qualche S. Rosario in casa o con qualche momento gioioso, senza mai lasciarli soli, puntualizzando sempre che noi come famiglia siamo chiamati a testimoniare l’amore di Dio: rendere visibile ciò che è invisibile! Poi abbiamo il gruppo giovani coppie che li accompagna nel loro difficile, ma bellissimo cammino di vita matrimoniale e infine il gruppo famiglia che settimanalmente si riunisce per pregare e condividere la Parola di Dio. Abbiamo fatto anche l’esperienza di vederci in estate in qualche casa estiva e abbiamo condiviso insieme la gioia di non separarci per lunghi mesi, ma di continuare a vivere l’esperienza della famiglia dentro una grande famiglia! Alcune famiglie di questo gruppo, hanno una vita spirituale intensa: leggono la Parola di Dio in famiglia sforzandosi di metterla in atto, pregano insieme ai loro figli e poi si donano nella condivisione di gruppo, comunicando esperienze di vita quotidiana, crescendo insieme agli altri.
Quest’anno come comunità siamo desiderosi di creare unità anche con gli altri gruppi della parrocchia, così da un’esperienza nata lo scorso anno, vogliamo riunirci mensilmente tutti i gruppi insieme, per ascoltare l’esperienza entusiasmante del Beato Cesare e sentirci comunità unita dall’amore della Parola sull’esempio del Beato.
A questo proposito sarebbe bello poter condividere anche con altre belle realtà, delle quali siamo a conoscenza: Vigevano, Roma….ecc…. Proprio in unione spirituale con Dio, con i Padri Dottrinari e con il Beato Cesare. Abbiamo formato un gruppo su face book “quelli che la BIbbia”, ma forse l’anno scorso non eravamo del tutto pronti, così chiediamo l’aiuto a chi forse già sta maturando quest’idea, magari formando un solo ed unico gruppo nella quale conoscersi, condividere le varie esperienze e crescere insieme.
Gruppo Famiglie dottrinario

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