Notiziario: aprile – giugno 2012

Carissimi,
al termine dell’anno pastorale, vi giunge il secondo numero del Notiziario, in forma trimestrale. Siamo, ormai, quasi alla vigilia dell’Anno della Fede, che il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto, in occasione del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II e del 20° di pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (11 ottobre 2012- 24 novembre 2013). Un anno che, per tutta la Chiesa, ed in particolare per noi appartenenti alla Famiglia Dottrinaria, diventa occasione di “impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede” (Benedetto XVI, Porta Fidei). Per questo, stiamo pensando alcune iniziative, affinché questo anno ci veda impegnati in prima persona, in compagnia del B. Cesare, ad accogliere l’invito del nostro amato Papa.
In questo numero, riportiamo un piccolo stralcio della relazione sulla Postulazione, presentata allo scorso Capitolo Generale; due brani del B. Cesare, riguardanti la Fede e, per il Movimento Familiare Dottrinario, si danno due brevi resoconti dell’incontro Mondiale delle Famiglie.
Un caro saluto e buone vacanze.  
P. Sergio La Pegna

QUANDO IL BEATO CESARE SARA’ SANTO?

Sono ormai trascorsi più di 35 anni dalla Beatificazione di p. Cesare e tanto è stato fatto, ma molto è ancora da fare per diffondere la conoscenza del nostro Beato. Mi vengono in mente le parole che il Card. Danneels, Arcivescovo di Bruxelles, disse riguardo alla canonizzazione del B. Damiano de Vestier: “Tanti mi chiedono perché mai Damien ha aspettato un secolo per fare il primo miracolo. La mia risposta è sempre la stessa: è colpa nostra, perché noi non abbiamo domandato la sua intercessione. L’abbiamo ammirato, ma non ci siamo rivolti a lui nella preghiera. Lui, da noi, non ha avuto lavoro, non ha avuto niente da fare. Avrà pensato: se voi non chiedete niente, io non faccio niente”. Non è forse talvolta anche questo il nostro atteggiamento riguardo al B. Cesare? Pertanto rinnovo il mio invito a chiedere la sua intercessione per situazioni che stanno particolarmente a cuore e a comunicare eventuali grazie alla Postulazione. Sarebbe bello ricevere il dono della Canonizzazione nell’Anno della Fede, per proporre alla Chiesa universale e ai catechisti la vita e l’opera del B. Cesare. Abbiamo fiducia e preghiamo.

Dagli scritti del B. Cesare

Quando diciamo: “io credo in Dio” non è lo stesso di dire “io credo a Dio”. Infatti vi è differenza in questi tre modi di parlare: “credere in Dio, credere a Dio e credere Dio”. Credere Dio vuol dire credere che c’è un Dio che è il Signore e governa il mondo; per esempio i demoni credono in questa maniera, infatti in S. Giacomo si legge: “I demoni credono e tremano” (Gc. 2,19). Credere a Dio è un credere alla sua Parola, sia essa contenuta nelle Sacre Scritture sia rivelata in altra maniera. Credere in Dio è un essergli unito amandolo e avendo una fede che non sia morta ma operante e vivificante nella Carità. In tal modo colui che vuol dire “io credo in Dio”, non deve confessarlo solo con la bocca, ma anche con il cuore e con le opere come faceva chi disse: “Io ho creduto e per questo ho parlato” (Sal. 115,1). Per questa stessa ragione dicevano gli Apostoli: “Noi non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e udito” (At. 4,20). E s. Paolo: “Io non mi vergogno di predicare il Vangelo in cui è la virtù e la potenza di Dio che guida a salvezza tutti coloro che credono” (Rom. 1,16). Ecco cosa è “credere in Dio”: è un confessare con la bocca e con le opere quanto si crede con il cuore, facendo tutto ciò che Dio comanda ed evitando ciò che proibisce. Istruzioni familiari, vol. 1, 173-174.

È troppo poco per noi praticare in un modo comune le virtú che la Dottrina Cristiana propone. Come gli astri, sorgente di luce, stanno in alto sopra la terra che illuminano, allo stesso modo noi dobbiamo spiritualmente sovrastare coloro ai quali insegniamo. Noi dobbiamo credere alle veritá del
Simbolo con una fede capace di trasportare le montagne, pregare le domande del Padre Nostro con una speranza che non sarà mai delusa, praticare i Comandamenti del Decalogo con un amore forte come la morte, duro come l’Inferno; infine noi dobbiamo ricevere e amministrare i Sacramenti con una purezza degna di quell’acqua che zampilla per la vita eterna e della quale essi sono fonte e canale. Noi stiamo per impegnarci in una Congregazione del tutto apostolica. Non dimentichiamo che Gesú Cristo ha pregato per i suoi Apostoli affinché fossero una cosa sola come Lui e il Padre (cfr. Gv 17,21). Ricordiamoci che la Dottrina Cristiana che noi vogliamo insegnare, contempla un solo Signore, una sola Fede, quella del Simbolo, una sola Speranza, quella del Padre Nostro, un solo Battesimo tra i Sacramenti e, nel Decalogo, un solo Comandamento, come afferma S. Paolo, quello dell’Amore nel quale tutti gli altri si ritrovano. Per amore di queste “unità”, uniamoci oggi fra di noi e con Dio mediante vincoli indissolubili e legami tanto fortiche nulla riesca mai a spezzare e perció a separarci. (P. DU MAS, La vie du Venerable Cesar de Bus…, 173-174).

Dalla “Storia di Famiglia”:  Il Servo di Dio Paolo VI e il B. Cesare

Il nuovo Beato è figura che attrae e fa pensare: la sua storia singolare; il suo fermissimo proposito di conversione, proprio durante un Giubileo, quello del 1575; il suo programma di evangelizzazione fino alla morte, continuato fino al giorno d’oggi mediante la Congregazione religiosa dei Dottrinari, da lui fondata, presentano un fascino tutto moderno, e ci dicono che nulla è impossibile a chi abbia preso sul serio la vocazione cristiana, che è fondamentalmente vocazione alla santità. Il nuovo Beato ha perciò tanto da dirci, e ci incoraggia col suo esempio forte e mite a seguire sempre più da vicino Cristo Maestro, Via, Verità e Vita. La diletta Nazione italiana ha anche un titolo particolare per invocarlo, perché Cesare de Bus appartenne a una famiglia di origine anch’essa italiana e le sue reliquie sono custodite a Roma: sia egli propizio al popolo fedele, che affidiamo alla sua intercessione e alla sua protezione. (Angelus del 27 aprile 1975)

Festa oggi per la Chiesa. Abbiamo proprio ora proclamato la beatificazione, come sapete, di Cesare de Bus, d’un uomo di mondo, d’un uomo d’armi, d’un uomo di lettere, che, «nel mezzo del cammin di nostra vita», si fa prete e si dà tutto, con alcuni compagni, chiamati poi i «Dottrinari», all’insegnamento del catechismo ai fanciulli e al popolo, su l’esempio di S. Filippo Neri di S. Carlo Borromeo e di S. Pietro Canisio (1521-1597). Egli era di Cavaillon, vicino ad Avignone, in Francia. Siamo nel periodo successivo al Concilio di Trento, periodo segnato dalla cultura successiva al rinascimento e dalla riforma protestante, quanto mai impegnata alla diffusione popolare dei suoi insegnamenti. La vita religiosa prendeva allora migliore coscienza delle verità della fede, e si affermava nella Chiesa l’insegnamento della dottrina cattolica, insegnamento semplice, essenziale, sistematico, ma sempre immensamente ricca e coordinata con la vita pratica, col costume della gente, col genio della cultura cristiana. Ammiriamo l’idea, ammiriamo lo sforzo di questo nuovo Beato e del suo magistero, che intende divulgare e inserire nella mentalità comunitaria la schietta e genuina scienza della religione. (Discorso per la Beatificazione del B. Cesare)

Ricordiamo con animo ancora commosso le Beatificazioni di Maria Eugenia di Gesù Milleret de Brou, Fondatrice dell’e Suore dell’Assunzione, e di Cesare de Bus, Fondatore dei Dottrinari, avvenute rispettivamente il 9 febbraio e il 27 aprile scorsi…. Sono nuovi astri, umili e luminosi, che brillano nel firmamento della Chiesa, per indicare agli sguardi dell’uomo moderno, spesso abbacinati da fonti di luce artificiale, o perduti nel vuoto siderale del dubbio o della disperazione, che la vita vale la pena di essere vissuta per Dio e per i fratelli, e che, al di là del suo effimero traguardo, vi è il giudizio di Dio, e il premio senza fine riservato ai servi buoni e fedeli (Cfr. Matth. 25, 21. 23; Luc. 19, 17). (Discorso al Sacro Collegio dei Cardinali, 23 giugno 1975)

“Vita di Famiglia Dottrinaria”: Incontro Mondiale delle Famiglie

L’ospitalità che allarga i nostri cuori

<<L’amore è l’unica forza che può trasformare il mondo>>, questa frase di Papa Benedetto XVI  è la sintesi di quanto noi famiglie del movimento dottrinario abbiamo sperimentato nei tre giorni dall’1 al 3 giugno. L’obiettivo iniziale sicuramente è stato il VII  incontro mondiale delle famiglie con il papa, ma in realtà lo Spirito Santo, ci ha portati a vivere una realtà di comunione e fraternità più grande delle nostre aspettative, lasciando in ognuno di noi un segno indelebile. Ogni piccola esperienza,  in questi giorni, è stata  vissuta come un vero dono di Dio, a partire dall’accoglienza iniziale delle famiglie di Vigevano, che con premura ed entusiasmo ci hanno aperto le loro case e….. il loro cuore. Le visite guidate nel centro storico, dove ci hanno raggiunto le famiglie di Roma, sono state caratterizzate da momenti  di preghiera, curate da P. Ottorino,  programmate nelle varie chiese, che sicuramente hanno preparato i nostri cuori a quell’incontro che ci ha fatti essere una – grande famiglia -. Gli incontri di preghiera sono iniziati con il rinnovo delle promesse battesimali e matrimoniali e successivamente  una piccola catechesi nella parrocchia di P. Cuffari, ci ha aperto la strada a comprendere meglio l’Ospitalità come dono di Dio. Qui, ci siamo  fermati per la cena  terminata con “Un conosciamoci meglio”……tra risate e canti, ogni comunità si è presentata.
Il sabato è iniziato con la preghiera comunitaria, l’arrivo dei Torinesi,  la spiegazione dell’icona della Sacra Famiglia (curata da P.Andrea) e un’attività di gruppo sulla Catechesi Familiare del Beato Cesare (curata da P. G. Giunta) centrata in particolare sui temi della giornata mondiale della famiglia: Festa, lavoro e famiglia. Anche l’attenzione ai bambini è stata curata nei dettagli da P. Patrick che, sotto forma di gioco ha fatto comprendere che la Sacra Famiglia di Nazareth è modello di tutte le famiglie. Ed eccoci, finalmente al momento centrale: Milano Parco di Bresso. Migliaia di famiglie provenienti da tutto il mondo si sono ritrovate in un unico posto, ad un’unica ora per essere famiglie di una GRANDE FAMIGLIA: il Mondo! E noi piccolo movimento dottrinario eravamo lì…..Presenti!  ancora pieni di meraviglia e con i cuori che ardevano per una presenza VIVA e costante nei nostri cuori: DIO, che ci ha fatti sentire davvero tutti, figli tra le braccia di un unico Padre! Sono emozioni vissute che difficilmente si possono tradurre in parole, perché come bambini pieni di stupore, in realtà riusciamo solo a balbettare qualche parola: l’Amore è davvero tutto, in ogni cosa e in ogni circostanza e noi famiglie,  piccole chiese domestiche sperimentiamo ogni giorno il valore di questo immenso dono.
Il Signore ci ha voluto donare anche la gioia di vivere la festa della Trinità, domenica 4 Giugno, in questo clima di “famiglia”. Infatti, in comunione spirituale con Bresso, abbiamo partecipato alla messa sullo schermo gigante, per la prima parte, e poi ci siamo uniti a P. Bruno che nel frattempo celebrava la messa in Parrocchia e a p. Angelo. Anche qui ci vengono in mente le parole del Santo Padre: <<L’amore è ciò che fa della persona umana l’autentica immagine della Trinità, immagine di Dio>> e noi famiglie siamo chiamate a trasmetterne tutta la bellezza…..In quella messa tutti insieme, noi famiglie di Cesare abbiamo pregato, cantato e chiesto a Dio di “Cantare l’Amore” nella nostra vita quotidiana fatta di gioie, ma anche di tante difficoltà, con la certezza che << la Sua Parola è dentro di noi (..) e con Maria e il nostro Beato Cesare riveleremo le meraviglie che Lui compie in noi>> Canto inedito dei Vigevanesi. Un dono inatteso è impresso nei nostri cuori: quasi inavvertitamente abbiamo scoperto che nell’ospitalità, facendo spazio all’altro, nella nostra casa e nel nostro cuore, non ci sottrae spazio vitale, ma allarga le nostre stanze e i nostri orizzonti. Così la partenza della domenica e del lunedì dei siciliani, non ha lasciato un vuoto, ma ha dilatato il nostro cuore fino a consentirci di abbracciare il mondo intero. (dalla catechesi di Enzo Bianchi).

Il ringraziamento della Comunità di Vigevano

Care Famiglie,
abbiamo voluto lasciar passare alcuni giorni dal nostro incontro in quel di Vigevano per lasciar decantare soprattutto la stanchezza, ma anche l’entusiasmo che di solito accompagna i giorni immediatamente successivi una bella esperienza e che potrebbero falsare un po’ i nostri giudizi.
In realtà crediamo che anche se sono passati ormai già una decina di giorni, le impressioni raccolte dai vostri referenti, dai padri che hanno partecipato con noi all’incontro e dai commenti sul nostro gruppo Facebook (Movimento Famigliare Dottrinario), ci dimostrano che l’entusiasmo c’è e continua a crescere nelle nostre realtà e che questo entusiasmo si sta concretizzando in una comunione e in una condivisione di sentimenti e di iniziative molto interessanti. Tutto ciò dimostra che quando lasciamo agire lo Spirito, non c’è nulla di impossibile!
L’esperienza vissuta in questi tre giorni è stata veramente profonda, veramente intensa. Prima di questo incontro credevamo fermamente nella famiglia, nelle sue potenzialità e nelle sue capacità. Ci venivano in mente le parole di Giovanni Paolo II: “Famiglia credi in ciò che sei!”. L’incontro mondiale delle famiglie e l’incontro delle Famiglie di Cesare ci ha dato conferma di tutto questo: noi crediamo ancor di più nella famiglia e abbiamo insieme riscoperto la nostra identità più profonda e vera. Abbiamo dimostrato alle nostre comunità, ai nostri padri, alle nostre città, alla nostra nazione e al mondo intero che la famiglia, seppur ferita, seppur attaccata da ogni fronte, è comunque una realtà viva, vera, pulita! La famiglia c’è e va sostenuta, va accompagnata, va incoraggiata, va presa come modello di comunione, di fraternità, di solidarietà, di condivisione, di fede, di speranza, di carità e di accoglienza. Crediamo che non a caso sia stata scelta come data per l’incontro mondiale la festa della Santa Trinità. Quale modello migliore per raccontare la comunione della Santa Trinità se non quello della famiglia? Se volessimo spiegare almeno in parte ai bambini il mistero della Trinità, la famiglia è sicuramente il modello più adatto per farlo. Non per niente si parla di famiglia come Icona della Trinità.
Nel ringraziare tutte le comunità che hanno partecipato all’incontro, permetteteci in modo particolare di ringraziare innanzitutto i vostri referenti che con noi sin dall’inizio hanno creduto in questo progetto; permetteteci di ringraziare i padri dottrinari nelle persone soprattutto di P.Gianmario, di P.Sergio, di P.Giuseppe Giunta, di P.Andrea, di P.Patrick e di P.Ottorino che ci hanno dato supporto e sostegno in questi giorni e non solo; P.Bruno e P.Angelo, sacerdoti della nostra comunità, che ci hanno permesso di realizzare questo incontro e che hanno messo a disposizione mezzi e strutture; P.Giuseppe Cuffari che ha coinvolto anche la sua comunità nell’accoglienza delle Famiglie di Cesare; le famiglie della comunità di Cristo Re in Vigevano per la loro straordinaria capacità di accoglienza e per la loro grande disponibilità; tutte quelle persone di buona volontà che hanno messo a nostra disposizione mezzi e tempo per la realizzazione dell’accoglienza. Sperando di non dimenticare nessuno, vogliamo però ringraziare soprattutto il buon Dio per averci  incoraggiato, sostenuto, accompagnato in questa splendida avventura che deve essere e sarà per noi un punto di partenza e non di certo un traguardo. È da qui, care famiglie che dobbiamo riprendere il nostro cammino. 
Affidiamoci a Lui, a Maria e al nostro Beato Padre. Che ci accompagnino sul cammino che loro vorranno indicarci. Sotto la loro protezione vogliamo essere un cuor solo ed un’anima sola! Con affetto fraterno e “famigliare” Antonio e Michela Gianluca e Daniela